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Umano, troppo umano
post pubblicato in Michele Paolo, il 24 maggio 2010


Ridicoli


Seneca, filosofo romano, precettore di Nerone, morì da stoico. Cioè suicidandosi. Glorificare la propria vita con una morte gloriosa. Si tagliò le vene dei polsi. Non contento, ingoiò anche una cicuta. Infine s'immerse in una vasca d'acqua calda per far defluire maggiormente il sangue, e morì in maniera lenta e straziante per soffocamento.
Per lui infatti la vita era uno di quei beni che il saggio dev'essere pronto a restituire se la sorte li chiede indietro. E lui era stato condannato a morte per la seconda volta. Aveva quasi settant'anni.

Ora, se vi capita di accendere la televisione, potreste incorrere in qualche buffa donna sulla sessantina che dimostrerebbe almeno la metà dei suoi anni, tutta tirata, piena di lifting, chili di trucco, sguardo malizioso, vestitino attillato, scollatura vertiginosa, tacco da 12. Una donna che sembra tutto meno che anziana insomma.
Potreste rendervi conto che ce ne sono tantissime, ma non solo in t.v., in quelle trasmissioni spazzatura che tanto non guardate mai, ma anche per strada, per negozi, sotto casa.
Donne, ma anche uomini, che preferiscono rendersi ridicole piuttosto che affrontare la realtà dei capelli che ingrigiscono, le rughe che si allungano, le ossa che scricchiolano.
Abbasso la pelle flaccida, le tette cascanti, le caviglie gonfie.
Viva il taglio da ragazzina, magari d' un colore sgargiante, le labbra carnose e rossissime, gli zigomi alti, lo stacco da brividi.
Mi domando perchè ridursi così. Mi chiedo perchè cercare di apparire come non si è.
Perchè questi anziani che si atteggiano da ventenni? Qual'è la ragione che ti porta a vestirti come tua nipote?
Ecco, io credo che il motivo sia culturale.
Si ha paura di non corrispondere ai canoni di bellezza dettati dal marketing, dalla moda, dalla t.v., si ha paura di rimanere esclusi, di non essere parte attiva nella società, paura di morire insomma.
Il nostro premier è l'esempio da seguire, con tutti i suoi lifting, il suo stile di vita, il suo fare da trentenne, uno che a 73 anni si rende protagonista di uno scandalo sessuale e divorzia per la seconda volta. Uno che è ancora sveglio e arzillo, mica come tutti i suoi colleghi all'opposizione, vecchi decrepiti.

Si ha voglia di tornare giovani, di restarci per tutta la vita. La sindrome di Peter Pan.
Ma possibile che per essere felice questa gente debba vivere nella nostalgia?
Ma che vita è arrivare a 40 anni e dire: ok, ora inizia la fase discendente, la boa è stata doppiata, non mi resta che assistere al mio deperimento struggendomi sui bei tempi andati, dai mi concedo qualche correzione qua e là, così posso illudermi di poter sembrare qualcuno che non sono.
Che tristezza. Passare gli ultimi anni della propria vita a rimuginare, a struggersi, ad illudersi, a ridicolizzarsi.
Se vuoi restare giovane per sempre c'è una soluzione molto più semplice.
Il suicidio. Prima che sia troppo tardi, prima che la pelle diventi flaccida, prima dei capelli bianchi, prima delle vene varicose, prima di disobbedire alle leggi dell'estetica.
Con buona pace di tutti quei ragazzi morti prematuramente, di malattia, d'incidenti, in guerra.
Quei ragazzi che avrebbero dato qualunque cosa per poter arrivare a settant'anni.



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permalink | inviato da MichelePaolo il 24/5/2010 alle 21:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tra libertà di manifestazione e apologia del fascismo. No al sit-in di Casa Pound!
post pubblicato in Valerio Caruso, il 6 maggio 2010


Domattina i fascisti di Blocco Studentesco e Casa Pound scendono in piazza a Roma per un sit-in in vista delle elezioni regionali del consiglio nazionale degli studenti universitari.
"Cosa c'è di male?", si chiedono stupefatti i cosiddetti "giornalisti di sinistra" tra cui in primis Ritanna Armeni, Lanfranco Pace e Piero Sansonetti, "in fondo il diritto di manifestare deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni", dicono.
E invece no, diciamo noi. Perchè a manifestare domani sarà chi si propone di demolire la struttura democratica dello Stato Italiano, chi usa la minaccia e la violenza quale sistema di lotta politica, chi esalta i principi, i metodi e i simboli del disciolto partito fascista, chi si pone in assoluto contrasto con quelli che sono i presupposti per cui sono stati redatti gli articoli 19 e 21 della Costituzione. I neofascisti manifestano e fanno propaganda di una concezione di stato e di società in cui la libertà di manifestazione del pensiero verrebbe del tutto abolita.
Questo per noi è del tutto inaccetabile. Non ci dimentichiamo, infatti, che l'apologia del fascismo in Italia costituisce reato.
Trattasi della legga "Scelba" (642/1952), la quale reca le norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che afferma solennemente il divieto di ricostituzione del partito fascista. La legge superò peraltro l'esame della Corte costituzionale, la quale con sentenza 16 Gennaio 1957 rigettò l'eccezione di incostituzionalità per contrasto con gli art. 19 e 21.  Di seguto alcuni articoli della legge:


Art. 1 Ricostituzione del Partito fascista
Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

Art. 4 - Apologia del fascismo
Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità ideate nell’art. 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000. .
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni .
La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa.
La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per usi periodo di cinque anni.


Art. 5 - Manifestazioni fasciste
Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 lire .
Il giudice, nel pronunciare la condanna, può disporre la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni.


L'apologia del fascismo è reato. Casa Pound e Blocco Studentesco non avrebbero nemmeno il diritto di esistere. Non possiamo impedire loro di manifestare, ma chiediamo a gran voce la vigilanza e la denuncia di ogni atto di apologia del fascismo che si verifichi durante il sit-in in piazza.
Rapporto freedom house sulla libertà di stampa in Italia.
post pubblicato in Valerio Caruso, il 4 maggio 2010


L'Italia è un paese la cui stampa è parzialmente libera. Già, come il Sudafrica, le Filippine, il Congo, la Thailandia e il Nepal. E si classifica al 72esimo posto nel mondo, dopo Suriname, Trinidad e Tobago, Israele, Grecia e Cile.
 E' la dura realtà, e ce la ricorda ancora una volta il rapporto di Freedom House, organizzazione indipendente Usa fondata nel 1941 per garantire nel mondo le libertà, diffuso oggi in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa e visualizzabile sul loro sito.
Come lo scorso anno, dunque, tra i paesi dell'Europa occidentale l'Italia è penultima e sola, con la Turchia, ad avere una stampa semi-libera nonostante la libertà di stampa sia tutelata nel nostro Paese dall'articolo 21 della Costituzione.

Nel rapporto, Freedom House spiega che “nonostante l’Europa Occidentale goda a tutt’oggi della più ampia libertà di stampa, l’Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell’eccessiva concentrazione della proprietà dei media”.

E noi del resto non ci stupiamo più di questo, anzi, ormai ci sembra normale.
Ci sembra normale che il Presidente del Consiglio controlli direttamente 3 televisioni.
Ci sembra normale che ne controlli altrettante indirettamente.
Ci sembra normale che tre testate giornalistiche siano pubblicate dalla casa editrice (rubata!) che fa capo all'azienda di sua proprietà.
Tutto questo in fondo ci sembra normale. O forse no. Non ci sembra affatto così normale.

E allora lo continuiamo a denunciare. Perchè noi crediamo che in demcorazia la libertà d'espressione sia fondamentale per tutte le altre libertà. E perchè sappiamo che l'ordinamento legislativo, le elezioni libere, i diritti delle minoranze, la libertà d'associazione, e un governo responsabile dipendono da una libertà di stampa che può mettere in pratica la sua funzione di controllo e vigilanza.
Questo è il ruolo della libertà di stampa in un paese democratico, questa è la ratio che sta alla base di quell'art. 21 della Costituzione che afferma che "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", e che "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". 

Visti i tempi che corrono quest'articolo sembra quasi rivoluzionario. Meno male che c'è internet, ancora..

Umano, troppo umano
post pubblicato in Michele Paolo, il 1 maggio 2010


" Il flusso di petrolio potrebbe diventare incontrollato e liberare un volume di grandezza superiore a quello che si pensava in previdenza."
Cioè non ci si aspettava una catastrofe di queste dimensioni.
Si pensava di poter succhiare tranquillamente il petrolio dalla crosta terrestre, a 1.500 metri di profondità nell'oceano Atlantico, con le minime misure di sicurezza per non dover spendere troppo. Per non dover spendere troppo.
Intanto è successo che purtroppo la piattaforma petrolifera a 70 km dalle coste della Louisiana, sia affondata in seguito ad un'esplosione ed un incendio, con 11 operai morti, e questo abbia provocato l'apertura di alcune falle, e la conseguente fuoriuscita di petrolio. Tanto petrolio. Diversi milioni di litri. Ma la stima ufficiale si avrà solamente quando si riuscirà a fermarne la fuoriuscita. Il problema è che si stanno aprendo nuove falle, "non previste", e non è facile operare a 1.500 metri di profondità per ripararle.
La macchia di petrolio si allarga, ed ha già raggiunto le coste americane. L'esosistema, spiagge, fiumi, paludi, è condannato. L'inquinamento ambientale è gravissimo. Ci vorranno decenni perchè torni tutto come prima. Si tenta in tutti i modi di arginare la catastrofe, addirittura incendiando il petrolio in superficie, col risultato di provocare ulteriore inquinamento atmosferico e originare tanto bitume, materiale pesante che va a depositarsi sui fondali marini, da dove sarà impresa ardua rimuoverlo.
Insomma, la marea nera aumenta ed inesorabilmente rovina flora e fauna, marina e terrestre, e tutto ciò che si può fare è arginare i danni, cercare di mettere in salvo più specie animali possibili, e limitare il raggio della marea nera. Troppo poco. Troppo tardi, almeno.
E' un ritornello che ho sentito spesso: "peggio del previsto", "stiamo facendo il possibile", "ci addossiamo le colpe e i costi", "abbiamo messo a disposizione tutti i mezzi e le risorse per limitare la catastrofe". No. Non è così che si dovrebbe ragionare.
Queste "disavventure" non si possono "limitare nel possibile", si devono evitare.
Non ci si può permettere che esploda una piattaforma petrolifera in pieno oceano. Non è possibile rovinare interi ecosistemi in questo modo così scriteriato. Qua si continua ad inquinare deliberatamente con la scusa del "non l'avevamo previsto". Bisognerebbe prendere ogni tipo di precauzione possibile, non risparmiare sui costi.
Ancora una volta l'economia prende il posto del buon senso. Il denaro sorpassa l'ecologia. L'utile sovrasta il necessario. Fino a quando si continuerà a pensare che andare in giro in macchina sarà più importante che difendere chilometri di coste da una marea di petrolio ampia quanto il mare Adriatico? Quand'è che il denaro, la produzione, il prodotto, il guadagno, perderanno lo sconfinato valore che hanno raggiunto con secoli di capitalismo? Quando torneremo ad aprire gli occhi? Fino ad allora, quante catastrofi dovremo ingoiare? Quante nuove Chernobyl?


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permalink | inviato da MichelePaolo il 1/5/2010 alle 15:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Diritti umani nell'Italia di Bossi e Berlusconi
post pubblicato in Valerio Caruso, il 29 aprile 2010


"E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà." (Art. 13 Cost)

"Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.
" (Art. 5 Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo)

"Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.
" (Art 3 Convenzione europea dei diritti dell'uomo)

Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi. E prima ancora le torture e i pestaggi della  Diaz e di Bolzaneto a Genova durante il G8. Quella a cui stiamo assistendo da circa un decennio in Italia non è solo una deriva democratica, ma anche e soprattutto una crisi di civiltà.

Che cosa sono i diritti umani senza una pronta e reattiva sensibilità sociale e civile diretta a preservarli? Lettera morta.

Non ci possiamo stupire più di tanto, dunque, se la Corte europea di Strasburgo, con il compito di tutelare i diritti delle persone dei 47 paesi che hanno sottoscritto la Convenzione, ha riconosciuto nel 2009 all'Italia ben 68 condanne di violazione dei diritti umani. Non ci possiamo stupire ma possiamo indignarci. Tra quelle pagine si legge che l'Italia ha il triste primato di essere, per spessore delle materie e numero delle condanne, il primo paese dell'Europa più sviluppata nella graduatoria delle condanne tra gli Stati membri del Consiglio d'Europa sottoscrittori della Convenzione. Nella classifica risultiamo tra gli ultimi posti davanti solo a Turchia, Russia, Ucraina e Romania. Tra le più grandi e note democrazie mondiali, insomma. Il dossier della Corte è uscito ieri ma è stato oggi accuratamente snobbato dai nostri media. Lo potete scaricare e leggere QUI:

Ne emerge chiaramente che le violazioni dei diritti umani nel nostro Paese sono all'ordine del giorno. E sono il frutto di una politica indegna che criminalizza l'immigrazione introducendo il reato di clandestinità, e di un partito politico xenofobo e razzista che cavalca le paure della gente seminando l'odio e il disprezzo per il "diverso".

L'ultima gravissima violazione appare oggi sul notiziario del Tg3.

ll 24 febbraio scorso, all'interno della caserma di via del Campo di Ferrara, quattro giovani stranieri, dopo essere stati arrestati in stato di ebbrezza per resistenza a pubblico ufficiale, erano stati trattenuti per ore. Nel video si vedono, in momenti diversi, due persone che cadono a terra, forse colpite, circondate da alcuni carabinieri in divisa; e un altro fermato nudo, poi avvolto in una coperta e portato via da personale di pronto soccorso sanitario.

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Di fronte a queste immagini, sento il bisogno di ribadirlo ancora, questo prezioso comma quarto dell'art 13 della nostra Costituzione repubblicana, brocardo dello Stato di Diritto:

"E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà."

Teniamolo bene a mente. E difendiamolo. In nome della democrazia. In nome della civiltà.






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permalink | inviato da ValerioCaruso il 29/4/2010 alle 21:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Immaginiamo per ipotesi che Scajola..
post pubblicato in Francesco Forte, il 29 aprile 2010


Antefatto: Il nome del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola è attualmente emerso nell'indagine giudiziaria relativa all'imprenditore Diego Anemone, il quale avrebbe corrotto numerosi alti funzionari dello Stato per aggiudicarsi indebitamente alcuni appalti pubblici relativi alle c.d. "grandi opere". In particolare, secondo gli inquirenti, Scajola avrebbe ricevuto da Anemone 900.000 euro in maniera illecita. Precisiamo fin da subito che il ministro non è indagato e non si hanno prove relative ad eventuali collegamenti con il suo ruolo istituzionale. QUI potete leggere un articolo di Repubblica dove i fatti sono spiegati nei dettagli.

Detto questo, immaginiamo per ipotesi - ma solo per ipotesi, sia chiaro - che il ministro Scajola ceda nuovamente a simili "errori" - chiamiamoli così - e che faccia pressione affinché qualche impresa "amica" si aggiudichi qualcuno degli appalti che ci saranno nei prossimi tempi per la costruzione delle nuove centrali nucleari, sponsorizzate fortemente dal governo e di competenza proprio di Claudio Scajola. Sappiamo bene quali sono gli esiti della corruzione in materia di opere pubbliche: costi lievitati per lo Stato (cioè per noi) e risultati più scadenti. Prendiamo il secondo aspetto. Il fatto che la gara di appalto sia gestita con metodi non del tutto cristallini può portare ad un risultato più scadente dell'opera, ad esempio per quanto riguarda l'aspetto antisismico, il piano anti-emergenze, la manutanzione. Supponiamo adesso che tra 40-50 anni - consideriamo infatti che ci vorranno almeno 10-15 anni per costruire una centrale nucleare e che eventuali problemi potrebbero sorgere diversi anni più tardi - questi errori, frutto di risparmi sul breve periodo, saltino fuori, provocando danni inestimabili. Chi ha almeno una trentina d'anni dovrebbe ricordarsi cos'è successo dopo Chernobyl. Parliamo di morti, di intossicati di danni notevoli e nessuno di noi sa dire cos'altro. E il nostro attuale ministro, che oggi ha 62 anni, potrebbe essere un vecchietto ultracentenario oppure più realisticamente essere già morto: in entrambi i casi non sarebbe punibile. E avremmo comunque, cosa molto più importante, una tragedia immane da affrontare, frutto di qualche "bustarella" passata di mano in mano 40-50 anni prima.

Perchè dico queste cose? La mia naturalmente è solo una provocazione, portata alle estreme conseguenze. Nessuno potrebbe agire in modo così scriteriato, nemmeno nella nazione del Vajont, de l'Aquila, delle continue frane, valanghe, incendi, alluvioni, terremoti che provocano saltuariamente qualche morto evitabile. Dunque una situazione come quella che ho prospettato è impossibile che si realizzi. Però il problema politico e morale resta tutto. Un uomo che sta a capo dei lavori relativi ad opere pubbliche di tale importanza deve essere immacolato, non deve essere nemmeno sfiorato da dubbi relativi alla sua onesta e integrità morale perfetta. Ne va della credibilità dello Stato e delle Istituzioni pubbliche. Ne va della tranquillità dei cittadini, che hanno il diritto a non avere dubbi sull'integrità morale di chi deve prendere nel loro nome scelte così importanti.

Per questo motivo secondo me Scajola dovrebbe rilevare l'opportunità - sia chiaro, non c'è nessun obbligo, nemmeno morale - di dimettersi e lasciare che la magistratura competente si dichiari sul caso.

Questo gruppo su facebook
nasce proprio con lo scopo di esprimere questo concetto al Ministro, sperando che lo accolga. Proviamoci, tentar non costa nulla.

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permalink | inviato da Francesco Forte il 29/4/2010 alle 19:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Polito, Sansonetti e gli "opinionisti politici di sinistra"
post pubblicato in Francesco Forte, il 27 aprile 2010


Esiste ormai una categoria professionale che potremmo definire "opinionista politico di sinistra". Costituita da individui che vagano da una trasmissione televisiva di bassa lega all'altra (pomeriggio 5, - come si chiama quell'altra? - la vita in diretta, - no l'altra - Il fatto del giorno. Chiedo scusa a Silvio Berlusconi per l'evidente plagio, ma visto che si parla di uso criminoso della tv...) arrogandosi il diritto di essere definiti "intellettuali di sinistra" - senza aver mai pubblicato un libro o un'opera d'arte degna di nota.

Sono giornalisti, magari direttori, di testate che non vendono una copia, ma "hanno grande importanza politica", meglio ancora se sono giornali vicini ad un partito. E qui i nomi sono infiniti: Riformista, Libero, Gli altri..

Insomma, questi individui intervengono in un dibattito politico che è lo specchio della tv italiana - una massa informe di incompetenti che si urlano in faccia tra di loro insulti e frasi senza senso - esprimendo la loro opinione e "rappresentando" cortesemente anche gli elettori del centro-sinistra, in nome del contraddittorio. Da elettore del centro-sinistra li ringrazio per la cortesia, ma farei volentieri a meno di loro.

Ma analizziamo nel dettaglio un paio di questi strani individui, così, tanto per vedere se possono essere nostri degni rappresentanti. Con la premessa che sono solo due esempi emblematici, se ne potrebbero citare anche altri.

Uno di loro è Antonio Polito. Direttore del Riformista, è famoso per aver dichiarato a Sabina Guzzanti: "Non possono chiudere RAIOT" - il programma della Guzzanti chiuso qualche anno fa per volere del Sultano - "ma possono non mandarlo in onda". Giuro, l'ha detto davvero, non me la sto inventando. Potete ragionarci sopra per delle ore, non troverete in questa frase il minimo senso logico. Ma nonostante le sue brillanti e qui dimostrate capacità analitiche, quest'uomo continua a sfornare simili perle di saggezza, pagate dai cittadini tramite il canone o la pubblicità.

Prendiamone un altro. Piero Sansonetti. Dopo aver quasi portato al fallimento Liberazione, lo storico quotidiano di Rifondazione Comunista, ne ha fondato un altro e l'ha chiamato "L'altro"; poi si è ricordato che esisteva un altra testata con lo stesso nome e che quindi il suo era un plagio - anzi, gliel'ha ricordato il giudice, visto che Sansonetti ha perso la causa contro i legittimi detentori del marchio - e lo ha rinominato "Gli altri". Oltre a queste vicende editoriali ricordo con orrore un suo confronto televisivo a Porta a Porta (!) con Silvio Berlusconi (purtroppo su youtube non sono riuscito a trovarlo, ne ho trovato solo uno nel quale questo giornalista esordisce affermando di odiare l'inno di Mameli). E con quale argomento il nostro uomo ha cominciato ad attaccarlo? Crisi economica? Conflitto d'interessi? Visione della politica e della società distorta? Non proprio. Ha esordito con un ringraziamento, da tifoso milanista, al presidente della sua squadra del cuore, dimenticandosi per un attimo che quest'ultimo è anche presidente del Consiglio dei Ministri, e che è rarissimo che accetti un confronto televisivo con i giornalisti, specie se questi hanno altre visioni politiche. Dunque diversi minuti di quello che doveva essere un acceso confronto televisivo si sono trasformati in un elogio del presidente del Milan più vincente della storia. Un altro genio.

Vi sentite rappresentati da questi due? Però intanto ci rappresentano in una buona fetta del panorama televisivo. Grazie a loro il pubblico televisivo di questi programmi-spzzatura - molto spesso persone di bassa cultura e molto spesso elettori del PDL - si fa un'idea distorta della sinistra, frutto di un contradditorio malato. E si spiegano tante cose...

http://kogitanz.wordpress.com/2010/04/27/polito-sansonetti-e-gli-opinionisti-politici-di-sinistra/

Sempre parlando di TV ecco invece un’attenta analisi di Daniela Santanché, sottosegretario al dipartimento per l’attuazione del programma di governo (?), sull’islam. Che classe.

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Lapide ad ignominia
post pubblicato in Francesco Forte, il 25 aprile 2010


Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

QUI trovate la storia che c'è dietro questo componimento di Piero Calamandrei. A mio avviso è una delle pagine più belle della Resistenza antifascista, anche risale ad un momento successivo alla Liberazione. Ma di pagine simili ce ne sono tante, e tutte meritano di essere conosciute. Buon 25 Aprile a tutti.

http://kogitanz.wordpress.com/2010/04/25/lapide-ad-ignominia/


Umano, troppo umano
post pubblicato in Michele Paolo, il 25 aprile 2010


Il 25 aprile 1945 le città di Milano e Torino vengono liberate dall'occupazione nazifascista grazie all'insurrezione dei gruppi partigiani.
Nello stesso giorno a San Francisco cinquanta stati fondano le Nazioni Unite.
Intanto in territorio tedesco le truppe americane e sovietiche si congiungono sul fiume Elba, dividendo la Germania in due zone.
La guerra insomma si avvia verso la fine, dopo più di 5 anni di fucilazioni, gas asfissianti, città rase al suolo e 50 milioni di morti. Eppure bisognerà aspettare altri 4 mesi per la resa incondizionata del Giappone che porrà fine alla Seconda Guerra Mondiale. Bisognerà aspettare le due bombe atomiche.
Ma si sa, bisogna toccare il fondo per risalire. Il più è capire quanto occorra scendere in basso per toccarlo, il fondo.
Il 27 aprile 1945 Mussolini viene arrestato a Dongo, provincia di Como, da partigiani della 52esima Brigata Garibaldi.  Il giorno dopo verrà fucilato a Giulino di Mezzegra, sempre in provincia di Como, da un gruppo di partigiani. Viene fucilato mentre altri partigiani liberano Venezia.
Il 29 aprile 1945 Giorgio Amendola lancia su l'Unità di Torino un appello che rimarrà famoso: - I criminali devono essere eliminati. Con risolutezza giacobina il coltello deve essere affondato nella piaga, tutto il marcio deve essere tagliato. Non è l'ora questa di abbandonarsi a indulgenze. Pietà l'è morta - .
Sono passati 65 anni. Una vita. Anzi, tante vite. Le vite di chi ci ha lasciato la pelle, in quella Liberazione. Le vite bruciate da una guerra civile, contemporanea a una guerra mondiale. La seconda. Una non era bastata.
Il 25 aprile 2010 l' Italia si ricorda del suo passato. Un Italia diversa, per fortuna. Un paese nato dalle ceneri della lotta partigiana.
Il tricolore sventola fiero sopra un passato che non tornerà, perchè molte cose sono cambiate, in 65 anni. Oggi l'Italia è diversa.
Il marcio intanto è stato tagliato. Tutto?

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permalink | inviato da MichelePaolo il 25/4/2010 alle 16:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Umberto Bossi. Onore, coerenza e dignità dell'uomo "padano"..
post pubblicato in Valerio Caruso, il 23 aprile 2010


UMBERTO IERI:

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UMBERTO OGGI:

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"Berlusconi, uomo di Cosa Nostra, non poteva che essere di pasta profondamente antidemocratica. (...) Il Polo per le origini mafiose della ricchezza di Berlusconi gravita su Palermo (…) Berlusconi che è il capo di Forza Italia, un partito creato da Dell'Utri inquisito per mafia che con i suoi mezzi senza limiti tiene in vita tutti i partiti del Polo."
Umberto Bossi, Intervento al Congresso Federale Straordinario della Lega Nord, 24/25 Ottobre 1998 Brescia

"L'Uomo di Arcore mostra le stesse caratteristiche dei dittatori, perché insiste nella sua volontà di non ritirare l'infame decreto Biondi che mette in libertà i peggiori ladri, concussori, corrotti, ricettatori."
Umberto Bossi, 18 luglio 1994

"C'e' qualche differenza tra noi e lui... Peccato che lui sia un mafioso. Il problema e' che al Nord la gente e' ancora divisa tra chi sa che Berlusconi e' un mafioso e chi non lo sa ancora."
Umberto Bossi, 12 Settembre 1998

"E' un palermitano che parla meneghino, e' il meno adatto a parlare di riforme. L'unica riforma che veramente sta a cuore a Berlusconi e' che non vengano toccate le sue televisioni. Invece io dico che bisogna portargliele via, perche' le sue televisioni sono contro la Costituzione. La prima riforma da attuare e' quella di mettere in circolazione l'informazione. Berlusconi e' tutto tranne che un democratico."
Umberto Bossi, 12 Settembre 1998

"Silvio e' uomo della P2, cioe' del progetto Italia"
Intervento di Umberto Bossi al Congresso Federale della Lega, Brescia, 27 Ottobre 1998

"Berlusconi ha fatto cio' che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammi'
Intervento di Umberto Bossi al Congresso Federale della Lega, Brescia, 27 Ottobre 1998

"Berlusconi è l'uomo di Cosa Nostra"
Intervento di Umberto Bossi al Congresso Federale della Lega, Brescia, 27 Ottobre 1998

"Berlusconi ha avuto una fortuna straordinaria nel fare tanti soldi in cosi' poco tempo. E per di piu', passando dalla tessera 1816 della P2 e dai salvataggi che il suo amico Bettino Craxi ha piu' volte fatto al suo impero televisivo. A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini. Quella fondata anche da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che alla fine riusci' a mettere le mani su tutto l'istituto di credito. E in quella stessa Banca, dove lavorava anche il padre di Silvio, c'erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra".
Umberto Bossi, 2 Ottobre 1999

"Molte ricchezze sono vergognose, perche' vengono da decine di migliaia di morti. Non e' vero che "pecunia non olet". C'e' denaro buono che ha odore di sudore, e c'e' denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Ecco il punto".
Intervento di Umberto Bossi al Congresso Federale della Lega, Brescia, 27 Ottobre 1998


Queste citazioni raccontano la coerenza e la dignità dell'uomo "padano".
MANDIAMOLO A CASA!







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permalink | inviato da ValerioCaruso il 23/4/2010 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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