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"Non siamo in un regime"
post pubblicato in diario, il 27 marzo 2010


Spesso è capitato di sentire che non bisogna demonizzare l'avversario, che bisogna abbassare i toni.

“Non siamo in un regime” ci dicono.

“Se fossimo in un regime, non vi sarebbe permesso dirlo. Nei regimi ci sono censure, ci sono percosse, ci sono persone uccise per le proprie idee.”

Davanti a queste argomentazioni, provo a dimenticare l'epurazione di Montanelli, di Biagi, di Luttazzi, di Santoro, provo a dimenticare le immagini vergognose dei pestaggi di Genova, provo a dimenticare quindici anni di insulti ai magistrati e criminalizzazione degli oppositori scomodi.

“Non siamo in un regime” ci dicono.

Fin dalle elementari, nel pensare alle dittature della storia recente, ho provato un forte senso di colpa causato da un dubbio: io da che parte sarei stata? Avrei difeso le minoranze, mettendo a repentaglio la mia vita e quella delle persone a cui voglio bene. Sarei disposta a farmi arrestare, a lottare contro un regime vero, di quelli che torturano e uccidono?

Ma poi penso che i regimi non si instaurano in una notte. Che i dittatori non cominciano subito ad arrestare e uccidere. Hitler, prima di instaurare il vero e proprio regime nazista, ha calvalcato il malcontento, si è conquistato il consenso delle folle, ha assunto il controllo dell'informazione, ha urlato contro gli ebrei e gli inquinatori della razza, ha bruciato libri e censurato idee.

Ed è in queste fasi delle dittature, quando il manganello non è ancora utilizzato sistematicamente, che i cittadini, quelli contro, quelli liberi, devono agire.

Se il nostro non è già un regime, queste che vediamo sono fasi evidenti della sua evoluzione.

Ogni giorno sondano il terreno, per vedere se sono già riusciti ad anestetizzare quel poco di senso critico e di amor proprio che rimane al nostro popolo. Aveva cominciato, con il decreto sulle tv, Craxi, a cui non a caso vogliono dedicare una via. E poi ad aumentare, grazie al fondamentale aiuto delle televisioni, con rogatorie, depenalizzazione del falso in bilancio, indulto, modifiche silenziose al codice penale, oltre che censure ed intimidazioni, e leggi razziste, e attuazioni del piano di rinascita della P2, e norme per cui la mafia ringrazia, e scudo fiscale, e processo breve (cioè morto), e lodo alfano, fino ad arrivare al punto di cambiare in corsa le regole del gioco e sospendere i programmi di approfondimento giornalistico della Rai nelle settimane di campagna elettorale.

I regimi si instaurano lentamente, silenziosamente. I regimi si instaurano nell'indifferenza. I regimi sfruttano anche quei presunti oppositori che, magari in buona fede, ricordano che i regimi non sono questi.

I regimi si instaurano tra le ovazioni degli idioti, tra le adulazioni dei servi, ma soprattutto nel silenzio degli indifferenti.

E l'indifferenza, scriveva Gramsci, opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.

E allora ogni settimana, ogni giorno, ogni ora, abbiamo il dovere di esigere il rispetto e l'attuazione della nostra Costituzione, che oggi appare rivoluzionaria, dobbiamo ricordare che così non va, che se non lo vogliono chiamare regime, non la devono neanche chiamare democrazia.

Ma non davanti a un caffè con gli amici. Dobbiamo ricordare i rischi che sta correndo la nostra democrazia anche e soprattutto davanti a chi di questo regime è responsabile. Nelle strade e nelle piazze, con i megafoni, i volantini, con la voce. Diffondendo informazione e seminando consapevolezza attraverso il web di cui dobbiamo difendere la libertà, anch'essa sotto attacco.

Bisogna esercitare quei diritti che ancora ci rimangono. Prima di doverli rimpiangere del tutto.


Roberta Covelli (testo dell'intervento alla manifestazione di Milano del 13 Marzo)

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permalink | inviato da ValerioCaruso il 27/3/2010 alle 13:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pdl: un partito "assolutamente democratico"
post pubblicato in Valerio Caruso, il 25 marzo 2010


Ieri mattina Berlusconi è intervenuto telefonicamente a Uno Mattina. Durante il “comizio”, naturalmente senza contraddittorio alcuno, ha avuto il coraggio di dichiarare che il PDL “non è il partito della monarchia assoluta ma un partito assolutamente democratico, che nasce dal basso con la partecipazione di tutti quei cittadini che amano la libertà..”Ora, qualcuno potrebbe obiettare dicendo che negli ultimi tempi ne ha dette di ben più gravi e oscene,e che questa non è altro che l'ennesima affermazione populista e menzognera, detta giusto per raccattare gli ultimi voti prima delle elezioni. L'obiezione è senz'altro legittima. Tuttavia, a ben vedere, un argomento che potrebbe tornare molto utile, qualora doveste affrontare una discussione con il pidiellino di turno, è proprio quello relativo alla struttura interna al Partito che vota. Già, visto che a questi destrorsi piace così tanto riempirsi la bocca di belle parole come libertà, responsabilità, democrazia e così via, sarebbe divertente interpellarli proprio sull'assetto organico del loro Partito, così come descritto dallo Statuto.

Vi invito a darvi un'occhiata voi stessi: QUI potete leggerlo.

Da un'attenta analisi, ne emerge un'organizzazione interna tutt'altro che democratica, ma al contrario, verticistica e piramidale.

In sintesi, dal Capo I del Titolo II, rubricato “Gli organi e la struttura nazionale” (artt da 11 a 24, più 26 e 27 del Capo III) leggiamo che:

1)Il Presidente Nazionale nomina l'Ufficio di Presidenza e il Comitato di coordinamento

2)Il Segretario Nazionale è eletto dalla Direzione su proposta dell'Ufficio di Presidenza (cioè dal Presidente).

3)Il coordinatore regionale è nominato direttamente dal Presidente Nazionale d'intesa con l'Ufficio di Presidenza.

4)Il Congresso Nazionale, costituito da rappresentanti provinciali e delle Grandi Città, elegge il Presidente Nazionale, con votazione, anche per ALZATA DI MANO!

Poi, come se non bastasse:

dall'Art. 25 del Capo II, sotto la rubrica “Candidature”, leggiamo che:

a) Le candidature alle elezioni nazionali ed europee sono stabilite dal Presidente Nazionale d’intesa con l’Ufficio di Presidenza, e formalizzate dai Coordinatori.

b) La candidatura a Presidente di Regione è stabilita dal Presidente nazionale d’intesa con l’Ufficio di Presidenza, sentito il Coordinatore regionale, ed è formalizzata dai Coordinatori.

c) La candidatura a Presidente di Provincia è indicata dal Comitato di coordinamento(cioè dal Presidente), sentiti il Coordinatore regionale, provinciale e di Grandi Città.

d) La candidatura a Sindaco di Grande Città o di Comune capoluogo è stabilita dal Comitato di coordinamento(cioè dal Presidente), sentito il Coordinatore regionale, provinciale o di Grande Città.

L'Art 25 prevede inoltre un comma di chiusura molto particolare. Si stabilisce infatti che “in ogni caso, l’Ufficio di Presidenza (cioè il Presidente) può designare fino a un massimo del 5% dei posti nelle varie liste regionali, provinciali e dei Comuni capoluogo". Dunque, le varie candidature di escort, veline, ed igieniste dentali trovano degna legittimazione in una norma che riserva al Leader la nomina del 5% dei candidati in ciascuna lista..Assolutamente democratico!!

Il PDL è dunque un partito completamente controllato e comandato dall'alto. Spetta al Presidente Nazionale nominare gli Organi di vertice, e decidere arbitrariamente le candidature. E' una sorta di organizzazione feudale, in cui il Sovrano-Signore prende le decisioni , mentre vassalli, valvassini e valvassori hanno il solo compito di formalizzarle. Gli iscritti hanno la sola funzione di votare il Presidente per acclamazione. Questa è la loro democrazia. Una democrazia in cui tutte le iniziative e le decisioni partono dall'alto e non si discutono, perchè il Capo ha sempre ragione, qualunque cosa dica o faccia.

Non è certo un caso se da 16 anni la leadership nel centrodestra non è mai stata messa in discussione. Chi osa criticare il Re, o comunque avere un'idea diversa, viene sistematicamente massacrato a mezzo della stampa padronale, e infine espulso o costretto “all'esilio”. Paolo Guzzanti non è che l'ultimo esempio, e Gianfranco Fini sarà il prossimo.

Credo infine, che questa sia ancora una delle più grandi differenze tra noi e loro, tra chi agisce e chi ubbidisce, tra militanti e sudditi. E d'ora in avanti, ogniqualvolta il servo di turno, o il loro Capo, si azzarderanno a dire che la Sinistra in Italia è comunista, liberticida, e antidemocratica, noi gli schiafferemo in faccia il loro Statuto post-feudale, rivendicando i nostri valori e la nostra dignità di persone che non hanno alcuna paura di pensare, agire, confrontarsi, e dissentire. Perchè noi crediamo che in democrazia, tutti debbano poter partecipare, e avere le stesse opportunità e gli stessi diritti. Uomini e donne, bianchi e neri, ricchi e meno ricchi, forti e deboli. Tutte persone uguali e libere. Davvero.



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permalink | inviato da ValerioCaruso il 25/3/2010 alle 15:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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