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Ultimissime considerazioni post-voto
post pubblicato in Valerio Caruso, il 31 marzo 2010


Vorrei aggiungere alcune brevi (e ultime) considerazioni a proposito delle elezioni appena trascorse. Abbiamo assistito a una grave sconfitta, della politica in generale, e del centrosinistra in particolare.I dati sono chiari, ma da queste votazioni emerge dell'altro. Tre fenomeni in particolare, su cui credo sia doveroso riflettere.

1) L'astensionismo. Il primo dato da prendere in considerazione è quello dell'astensione. Ha votato il 65% degli aventi diritto. 7% in meno rispetto al 2005. Milioni di italiani ritengono che la politica non serva a risolvere i loro problemi. Andare a votare è inutile, non ne vale la pena. Secondo Aldo Schiavone (Repubblica di lunedì), il radicarsi i questo preoccupante fenomeno ha due ragioni precise:

a)Il profondissimo divario tra la politica, per come viene ormai universalmente percepita, e i bisogni, le domande e le aspirazioni della gente. Un divario che si traduce in un grido di sdegno e di protesta che culmina inevitabilmente nell'astensione.

b) Il progressivo svuotamento del contenuto partecipativo dell'esperienza democratica, da intendersi come capacità di coinvolgimento quotidiano nelle scelte e nelle decisioni collettive. Secondo Schiavone, il populismo dell'era berlusconiana ha prodotto una democrazia passiva, “televisiva”, che trasforma la diretta partecipazione dei cittadini in mero assenso alle decisioni del capo. E' la democrazia plebiscitaria del “votatemi e lasciatemi fare”, rispetto alla quale il voto viene percepito da molti come un rituale, dal quale ci si può facilmente distogliere.


2)Il leghismo. La Lega sfonda in tutto il Nord. In Lombardia prende oltre un milione di voti, in Veneto 800 mila e in Piemonte 400 mila voti. Triplica i consensi in Emilia e avanza fortemente anche in Toscana e Liguria. Questo successo ha delle precise ragioni, che si possono schematizzare brevemente:

a)Obiettivi politici precisi e concreti: lotta all'immigrazione, sicurezza, federalismo fiscale.

b)Forte radicamento e presenza fisica sul territorio

c)Efficace propaganda elettorale, fatta di slogan populisti, grotteschi, e spesso volgari, ma che consentono una comunicazione veloce e diretta con l'elettore.


3) Il Grillismo. Se a luglio del 2009 i vertici del PD avessero avuto un minimo di acume politico, avrebbero consentito a Beppe Grillo di candidarsi alle primarie. Se questa circostanza si fosse verificata, è legittimo immaginarsi che oggi il Movimento 5 stelle sarebbe una corrente all'interno del PD, al pari di Area Democratica (corrente che fa capo a Franceschini) e di Cambio Democratco (corrente di Ignazio Marino). Invece, la sottovalutazione, il disprezzo, la totale incapacità di leggere e interpretare i cambiamenti in atto nella società, hanno fatto sì che la lista di Grillo abbia eroso consensi al centrosinistra più o meno ovunque, risultando probabilmente decisiva nella sfida in Piemonte.


Fanno bene, dunque, i dirigenti del PD a dire che il risultato di queste elezioni deve far riflettere, ma le riflessioni ormai non bastano più. Bisogna cambiare completamente rotta, a partire dal modo di fare e intendere la politica. E da questo punto di vista la straordinaria vittoria di Vendola può costituire un punto di partenza. Anche perché mancano ancora tre anni al 2013. Rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo.


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permalink | inviato da ValerioCaruso il 31/3/2010 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gli elettori e le loro responsabilità
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2010


Molte persone si stanno chiedendo in queste ore come si giustifichi il risultato elettorale delle regionali alla luce di tutto quello che si è verificate in questa legislatura. Dalle leggi ad personam, al processo sulla gestione degli appalti della Protezione Civile, passando per lo sconvolgimento causato dalla mancata presentazione per tempo della lista elettorale della PdL in Lazio e il presuntuoso oscuramento dei programmi di approfondimento politico in televisione. A questo si sommi l’incapacità del Governo di impostare serie politiche economiche tali da fronteggiare la crisi economica e da salvaguarda il potere di acquisto degli italiani. A questo punto la domanda che ci si deve porre è come mai in alcune regioni italiane si è deciso di confermare la fiducia al PdL ed in altre si è passato da un governo di centrosinistra a uno di centrodestra?

L’unica risposta che ho trovato è stata che i miei criteri di valutazione di un politico sono differenti e oramai anacronistici, o meglio, sono considerati tali dai più. A mio avviso un politico dovrebbe essere il primo nel rispettare la legge, sia nei suoi elementi formali sia in quelli sostanziali, non potendo essere quindi al contempo un pregiudicato, un evasore o un mafioso. Venir meno a questo principio equivarrebbe a mettere un lupo in un pollaio. Probabilmente attraverso una così semplice similitudine anche i meno brillanti e informati sui precedenti dei nostri politici possono capire questo semplice concetto. Questo mi porta inoltre a una seconda considerazione, ossia che molte persone confondo il definirsi di un parito o di una posizione politica con l’avere un’idea politica. Queste sono cose diverse, giàcché la prima è una semplice affermazione, mentre la seconda concerne studi, letture, sforzo per informarsi quotidianamente. A mio avviso questi sono obblighi di ciascun cittadino, ma al giorno d’oggi non sono più visti come tali. Anzi, la colpa viene interamente scaricata sulla classe politica incapace di comunicare con i cittadini. Non voglio discolpare la nostra classe politica, ma se loro sono dove sono è perché i cittadini, impigriti, non si sono preoccupati di informarsi a dovere su chi votavano e ora si trovano quel che si meritano.  A conferma di questa tesi bisogna ricordare che molti cittadini, pur avendo esercitato ossequiosamente il diritto di voto alle regionali, probabilmente non sanno neanche quali sono le competenze della regione, così che non hanno ben chiaro nemmeno in che modo il presidente dovrebbe spendere il potere conferitogli. Mi rendo conto che una dissertazione sull’informazione in Italia sarebbe molto lunga e porterebbe a toccare numerosi argomenti, ma ora vorrei focalizzarmi sul personaggio elettore, trascurando, ma non dimenticando,  le problematiche connesse.

Terzo punto, ma non meno importante degli altri, è la questione della perdita del senso di rappresentanza. Molte volte si sentono opinioni del tipo “ho votato il meno peggio fra i due”. Questo dimostra che non ci si sente più rappresentati e rappresentabili dai politici di oggi, ma questa situazione, anziché provocare un rigenero politico, ha come solo effetto un maggiore assenteismo alle urne. Non credo che sia possibile che un cittadino si senta sempre ed esattamente rappresentato, ma sarebbe già un bel risultato se una volta tanto un cittadino, anche dopo aver pensato a lungo a denti stretti dicesse “se…quell’uomo rappresenta le mie idee”. A questo punto sarebbe necessario che il ricambio fra i politici fosse imposto dall’elettorato attraverso la partecipazione alla vita del partito, ai dibattiti, oppure alla formazione di nuovi partiti o nuove correnti all’interno dei vecchi.

Se provassimo a mettere in connessione logica tutti gli elementi  ora elencati il ragionamente che potremmo elaborare sarebbe questo:

Alle ultime elezioni molti cittadini hanno votato secondo posizioni prese già da lungo tempo, senza soffermarsi sulle idee di politica economica e sociale dei candidati, molti dei quali già in passato candidati negli stessi ruoli o in ruoli superiori, uscendo infine dalle urne con un senso di generale insoddisfazione.

Guardando in faccia la realtà dobbiamo iniziare a riconoscere anche le nostre colpe di elettori: pigri quando bisogna informarsi, poco reattivi nell’imporsi sui partiti e troppo accondiscendenti rispetto ai molti piccoli e grandi abusi.

Per farla breve gli elettori sono responsabili dell’attuale stato di cose tanto quanto i politici, con la sola differenza che questi ultimi dopo cinque anni potresti mandarli via, mentre i cittadini non li puoi cambiare ed hanno davanti a loro una strada ben più lunga da percorrere se vogliono cambiare le cose.


Luca Demurtas


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permalink | inviato da Francesco Forte il 30/3/2010 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le contraddizioni della Lega, il Centro-sinistra e il problema dei piccoli centri
post pubblicato in Francesco Forte, il 30 marzo 2010


1) La Lega Nord è la vera vincitrice delle elezioni. Ma nonostante i suoi esponenti cerchino di spacciarsi come "il nuovo", come un partito di rottura rispetto al sistema tradizionale, è proprio la Lega il partito più vecchio tra quelli presenti in queste elezioni: pd, pdl, sel, fed della sinistra, idv, la destra sono partiti che hanno meno di 10 anni di storia, spesso meno di 2 (per quanto poi i personaggi che li compongono siano in politica anche da decenni); il simbolo della Lega invece è presente ormai da più di vent'anni sulle schede elettorali ed ha alle spalle ben 3 esperienze di governo, per un totale di quasi 8 anni passati tra i ministeri. Nonostante si presentino come contrari al nepotismo e ai politicanti di professione nonché favorevoli alla valorizzazione del merito, come esemplificato dalla lotta contro "Roma Ladrona", l'esempio più lampante di nepotismo in queste elezioni si è visto con la candidatura a consigliere regionale lombardo di Renzo Bossi, figlio del leader Umberto, un ragazzo che ha dovuto ripetere l'esame di maturità svariate volte persino da privatista e di cui peraltro non sono nemmeno chiari i meriti della candidatura, peraltro particolarmente apprezzata dal popolo bresciano che lo ha votato in massa.

2) Il popolo di centro-sinistra non è così stupido e passivo come credono i dirigenti del PD: nelle regioni in cui il centro-sinistra ha candidato persone di sinistra (ovvero con idee chiare e di sinistra in riferimento a ai temi cruciali del lavoro, dell'acqua e dei servizi sociali, dell'integrazione, dell'ambiente, della giustizia ecc), senza procedimenti giudiziari a carico e scelti liberamente con le primarie ci sono state grandi vittorie, come in Puglia, in Umbria e in Toscana; dove hanno calato dei candidati dall'alto (leggi Bresso, Errani, Bonino), con idee non del tutto di sinistra (leggi De Luca, Bonino) e con la fedina penale dubbia (leggi De Luca, Loiero) sono state prese delle batoste. Non solo. In molti casi la gente non ha disdegnato un voto di protesta evidentemente contro il PD come testimoniato dagli ottimi risultati ottenuti dal candidato della sinistra radicale delle Marche contro l'alleanza con PD-UDC; dal candidato idv-radicali in Calabria contro Loiero, dal candidato del Mov 5 Stelle in Emilia contro il terzo mandato Errani (illegittimo), dal candidato del Mov 5 Stelle in Piemonte contro la TAV (anche se qui la scelta è discutibile dal punto di vista politico, vista la vittoria in regione del leghista Cota).

3) C'è una differenza notevole e inquietante tra i risultati elettorali delle grandi città e il risultato della regione di appartenenza. All'interno delle regioni in cui il centro-sinistra ha perso, nelle grandi città vince o comunque perde in maniera molto meno marcata. Qualche esempio. Nel Lazio Renata Polverini del centro-destra vince con 3 punti percentuali di vantaggio su Emma Bonino, candidata del centro-sinistra. Ma nella Capitale è la Bonino a vincere, e addirittura con 9 punti di distacco sulla rivale. Discorso simile anche in Lombardia. Il distacco regionale tra i candidati del centro-destra e del centro-sinistra è di ben 23 punti percentuali. Distacco che si riduce nelle sezioni di Milano a "soli" 8 punti. Ed esempi simili possono essere fatti per Napoli, Torino, L'Aquila, Padova e altre città più grandi. Non sono un sociologo e non studio i flussi elettorali, dunque non voglio arrischiarmi in valutazioni sul merito, eppure mi sembra un dato interessante. Una nazione non più divisa solo tra Settentrione e Meridione, ma anche e soprattutto tra grandi città da un lato e piccoli centri e campagne dall'altro. Una forte divisione politica, culturale e sociale. Evidentemente il centro-sinistra non riesce a comunicare con questa seconda parte dell'Italia. Mentre la Lega vi ha gettato le proprie radici razziste e xenofobe, vincendo le elezioni.

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permalink | inviato da Francesco Forte il 30/3/2010 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Errani e Formigoni: gemelli diversi!
post pubblicato in Francesco Forte, il 24 marzo 2010


A destra si sbracciano per imporre il rispetto delle leggi a quei criminali per definizione che sono gli immigrati, peggio ancora se clandestini: il motto di sempre è "legge e ordine".

A sinistra si flagellano per difendere il principio di legalità, ovvero di rispetto della legge, organizzano imponenti manifestazioni per difendere la Costituzione e il rispetto delle leggi nel nostro paese dagli attacchi del governo di destra.

Tutta apparenza o quasi. Nella pratica in entrambi gli schieramenti di centro-destra e centro-sinistra nel nostro paese vige il principio vecchio come il mondo in base al quale "per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano".

In questa campagna elettorale, dove il principio di legalità è stato al centro del solito dibattito fatto di ignoranza e incompetenza (la penosa vicenda del decreto legge interpretativo e le sue conseguenze parlano da soli...), in pochi si sono resi conto della disapplicazione in due regioni della norma contenuta nella legge 165/2004 nel momento in cui vieta l'eleggibilità di un governatore regionale al suo terzo mandato. Si sono infatti candidati in Emilia Romagna e In Lombardia due governatori uscenti al secondo mandato, Vasco Errani del PD e Roberto Formigoni (che in teoria sarebbe addirittura al terzo, ma il primo giuridicamente non conta perchè non è stata un'elezione diretta) del PDL.

Diversi per partito e coalizione, ma gemelli nel fregarsene ampiamente di una legge.

A loro supporto hanno infatti la certezza quasi matematica di vincere (non godono solo della notorietà dovuta ai mandati precedenti e della disinformazione su questa porcata, ma anche dello storico radicamento delle loro coalizioni in queste regioni) e la non chiarezza esaustiva della norma in questione, ma su questo secondo problema preferisco rinviare ad un parere esaustivo emesso dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida.

Il punto è che per colpa di questi due soggetti abbiamo due regioni nelle quali l'eventuale risultato elettorale potrebbe essere invalidato su ricorso alla magistratura da parte di uno dei candidati perdenti. Qualora ciò avvenisse sarebbero necessarie nuove elezioni, ovvero un dispendio di soldi pubblici (=nostri) raddoppiato, che personalmente farei ricadere per intero sulle tasche di questi signori, anche se ciò non è possibile. E qualora la magistratura rigettasse il ricorso avremmo comunque due governatori che se ne sono fregati ampiamente delle leggi e del loro elettorato. E che se ne fregano ampiamente di promuovere il ricambio generazionale anche in politica (questa infatti non è solo una norma giuridica, ma anche evidentemente una norma di buon senso). Che fortuna!

Non so come andrà a finire, ma la prossima volta che i dirigenti del PD organizzeranno una manifestazione per la legalità, saprò dove mandarli. Di certo non in piazza.

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permalink | inviato da Francesco Forte il 24/3/2010 alle 19:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Il disagio di un giovane elettore del PD
post pubblicato in Valerio Caruso, il 19 marzo 2010


Mi chiamo Valerio Caruso. Ho vent'anni e studio giurisprudenza. In realtà questa lettera non ha un destinatario preciso, ma io ho delle cose da dire, e ho deciso di scriverla, e di inviarla a qualcuno che potesse condividerla, anche se personalmente non credo che la pubblicherete.

Innanzitutto io mi sento a disagio. Ma non tanto per la grave crisi democratica che stiamo vivendo, quanto per la profonda ignavia e timidezza del Partito Democratico, di cui io sono elettore.

Confrontandomi con i miei coetanei mi sono reso conto che esiste un grave problema di credibilità e fiducia della classe dirigente del PD rispetto ai giovani.

Di fronte a questo centro-destra eversivo, spregiudicato, privo di alcun senso istituzionale e completamente spoglio dei più basilari principi democratici, penso che l'obiettivo del PD dovrebbe essere quello di creare un'alternativa non solo politica, ma anche e soprattutto culturale. E creare un'alterativa culturale al berlusconismo non è affatto così difficile come taluni dicono. Basterebbe per esempio partire dal rispetto intransigente dell'etica pubblica, affrontare senza indugi e con rigore la questione morale, propagandare una concezione del politico come soggetto al “servizio dei cittadini” e non come mestiere attraverso cui si fa carriera, una politica fatta da chi abbia le competenze tecniche e scientifiche per farla, da chi davvero può dare una mano a risolvere i problemi della gente.

Come può il PD apparire alternativo al PDL quando i suoi esponenti di spicco sembrano avere un'idea della politica contigua a quella del centro-destra?

In particolare mi chiedo:

E' alternativo al berlusconismo candidare alla carica di governatore della Calabria e della Campania soggetti come Loiero e De Luca? Certo conosco il principio della presunzione d'innocenza sancito dall'art 27 della Costituzione, ma, come direbbe Piero Ricca, la sanzione reputazionale non viene forse prima di una sentenza della Cassazione?

“Il rinnovamento della classe dirigente è una priorità!”, dicevano i candidati segretari del PD durante il Congresso. Peccato che poi in Emilia-Romagna abbiano candidato Vasco Errani, il quale è già al terzo mandato,(come Formigoni, a proposito di contiguità..) e rischia di vedersi annullare un'eventuale e probabile elezione in caso di ricorso.

Il PD critica Berlusconi per le telefonate intercettate che lo vedono protagonista di pressioni al membro dell' Agcom per non fare andare in onda Annozero. Giustissimo! Ma non mi sembra però che i vari Fassino, Latorre, D'Alema, i quali chiaccheravano beatamente con i cosiddetti “furbetti del quartierino” per sostenere la scalata di Unipol a Bnl siano mai stati messi in discussione. Anzi, sono tutti e tre deputati indiscussi.

L'On. Latorre poi, è stato al centro di un ulteriore vicenda che mette in evidenza i limiti del PD nel creare un'alternativa culturale al berlusconismo. Come ricorderete, il deputato fu scoperto passare un “pizzino” all'On Bocchino del PDL in cui suggeriva alcune domande per mettere in difficoltà l'esponente dell' IDV Donadi durante un dibattito televisivo nel programma Omnibus.. Di fronte al gravissimo danno d'immagine subito, un Partito serio avrebbe preso provvedimenti seri contro il proprio esponente. Al contrario l'onorevole Latorre ieri mattina era ancora ad Omnibus a dire che le telefonate di Berlusconi a Innocenzi sono lungi dal costituire un delitto! Che credibilità può avere il PD quando un suo deputato dice che in fondo non è così grave se il capo del Governo fa intimidazioni al membro dell'autorità garante affinchè l'unico programma serio di approfondimento non vada in onda sulla TV Pubblica??

“PD e PDL cambia la L”, dicono molti dei miei amici e coetanei che nei partiti non hanno alcuna fiducia e si astengono sistematicamente dal voto. Ma siamo sicuri che sia solo qualunquismo? In parte forse sì, ma non del tutto. Io invece continuerò a votare questo centro-sinistra, ma vorrei che questa fiducia fosse ricambiata con una fortissima inversione di tendenza, politica e culturale. Un cambiamento fondamentale e necessario in questo preciso momento storico, non solo per il PD, ma per tutto il Paese. E vorrei che Pierluigi Bersani leggesse questo mio sfogo, se ne avesse la possibilità, tra un Festival di Sanremo e un altro.

Valerio Caruso


Firenze, 18/ 3 / 10


valeriomagno@hotmail.com

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