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Polito, Sansonetti e gli "opinionisti politici di sinistra"
post pubblicato in Francesco Forte, il 27 aprile 2010


Esiste ormai una categoria professionale che potremmo definire "opinionista politico di sinistra". Costituita da individui che vagano da una trasmissione televisiva di bassa lega all'altra (pomeriggio 5, - come si chiama quell'altra? - la vita in diretta, - no l'altra - Il fatto del giorno. Chiedo scusa a Silvio Berlusconi per l'evidente plagio, ma visto che si parla di uso criminoso della tv...) arrogandosi il diritto di essere definiti "intellettuali di sinistra" - senza aver mai pubblicato un libro o un'opera d'arte degna di nota.

Sono giornalisti, magari direttori, di testate che non vendono una copia, ma "hanno grande importanza politica", meglio ancora se sono giornali vicini ad un partito. E qui i nomi sono infiniti: Riformista, Libero, Gli altri..

Insomma, questi individui intervengono in un dibattito politico che è lo specchio della tv italiana - una massa informe di incompetenti che si urlano in faccia tra di loro insulti e frasi senza senso - esprimendo la loro opinione e "rappresentando" cortesemente anche gli elettori del centro-sinistra, in nome del contraddittorio. Da elettore del centro-sinistra li ringrazio per la cortesia, ma farei volentieri a meno di loro.

Ma analizziamo nel dettaglio un paio di questi strani individui, così, tanto per vedere se possono essere nostri degni rappresentanti. Con la premessa che sono solo due esempi emblematici, se ne potrebbero citare anche altri.

Uno di loro è Antonio Polito. Direttore del Riformista, è famoso per aver dichiarato a Sabina Guzzanti: "Non possono chiudere RAIOT" - il programma della Guzzanti chiuso qualche anno fa per volere del Sultano - "ma possono non mandarlo in onda". Giuro, l'ha detto davvero, non me la sto inventando. Potete ragionarci sopra per delle ore, non troverete in questa frase il minimo senso logico. Ma nonostante le sue brillanti e qui dimostrate capacità analitiche, quest'uomo continua a sfornare simili perle di saggezza, pagate dai cittadini tramite il canone o la pubblicità.

Prendiamone un altro. Piero Sansonetti. Dopo aver quasi portato al fallimento Liberazione, lo storico quotidiano di Rifondazione Comunista, ne ha fondato un altro e l'ha chiamato "L'altro"; poi si è ricordato che esisteva un altra testata con lo stesso nome e che quindi il suo era un plagio - anzi, gliel'ha ricordato il giudice, visto che Sansonetti ha perso la causa contro i legittimi detentori del marchio - e lo ha rinominato "Gli altri". Oltre a queste vicende editoriali ricordo con orrore un suo confronto televisivo a Porta a Porta (!) con Silvio Berlusconi (purtroppo su youtube non sono riuscito a trovarlo, ne ho trovato solo uno nel quale questo giornalista esordisce affermando di odiare l'inno di Mameli). E con quale argomento il nostro uomo ha cominciato ad attaccarlo? Crisi economica? Conflitto d'interessi? Visione della politica e della società distorta? Non proprio. Ha esordito con un ringraziamento, da tifoso milanista, al presidente della sua squadra del cuore, dimenticandosi per un attimo che quest'ultimo è anche presidente del Consiglio dei Ministri, e che è rarissimo che accetti un confronto televisivo con i giornalisti, specie se questi hanno altre visioni politiche. Dunque diversi minuti di quello che doveva essere un acceso confronto televisivo si sono trasformati in un elogio del presidente del Milan più vincente della storia. Un altro genio.

Vi sentite rappresentati da questi due? Però intanto ci rappresentano in una buona fetta del panorama televisivo. Grazie a loro il pubblico televisivo di questi programmi-spzzatura - molto spesso persone di bassa cultura e molto spesso elettori del PDL - si fa un'idea distorta della sinistra, frutto di un contradditorio malato. E si spiegano tante cose...

http://kogitanz.wordpress.com/2010/04/27/polito-sansonetti-e-gli-opinionisti-politici-di-sinistra/

Sempre parlando di TV ecco invece un’attenta analisi di Daniela Santanché, sottosegretario al dipartimento per l’attuazione del programma di governo (?), sull’islam. Che classe.

http://

Il lunedì in un paese normale
post pubblicato in Francesco Forte, il 13 aprile 2010


Ormai è consuetudine che il palinsesto di Rai 3 la domenica in prima serata offra un programma di approfondimento giornalistico. Attualmente il format che occupa questo spazio è Report. Una trasmissione coraggiosa, ideata e condotta dalla giornalista Milena Gabanelli, supportata da validi giornalisti freelance che negli anni hanno svelato casi di spreco di denaro pubblico, di incapacità, di nepotismo.

Tanto per fare due esempi pratici: le telecamere di Report hanno individuato l'emergenza rifiuti a Napoli parecchi anni prima che esplodesse definitivamente, con tutti i danni che ne sono derivati, e hanno divulgato i problemi strutturali della politica antisismica in Italia ben prima del terremoto a L'Aquila.

E la stessa cosa si può dire di Presa Diretta, il programma di Riccardo Iacona, che va in onda pressappoco nei periodi in cui non va in onda Report, e che ha trattato altri temi fondamentali per la società: dall'acqua pubblica al caro-affitti, per fare due esempi. Raggiungendo entrambi i programmi anche un audience di qualche milione di spettatori, evento raro per i programmi in prima serata di Rai 3.

In un paese normale il lunedì e nei giorni successivi giornali e telegiornali commenterebbero l'inchiesta che questi programmi hanno proposto la sera prima. Vedremmo sulla stampa e in tv servizi ed inchieste aggiuntive sullo stesso tema, polemiche e contropolemiche. Osserveremmo i nostri politici sbracciarsi in televisione per dissociarsi dalle porcherie saltate fuori la sera prima e per annunciare la loro estraneità ai fatti rivelati.

In un paese normale probabilmente non ci sarebbero state né l'emergenza rifiuti a Napoli né le vittime del terremoto in Abruzzo, perchè i problemi evidenziati dalle relative inchieste giornalistiche sarebbero stati risolti in tempo dalla classe politica, non fosse altro che per ragioni elettorali. Per lo stesso motivo avremmo un uso del denaro pubblico più ponderato e meno sprechi, e pertanto pagheremmo meno tasse e avremmo dei servizi migliori.

Già, perchè in un paese normale gli elettori mandano a casa i politici corrotti o incapaci, perchè non realizzano l'interesse della società, ovvero il nostro. In questo modo si genera un meccanismo virtuoso in base al quale i politici cercano di comportarsi nel modo migliore possibile per poter essere rieletti: è per questo motivo che la democrazia dovrebbe essere il sistema politico più efficiente. Ed ecco perchè senza un forte potere giornalistico e senza una forte opinione pubblica non si può dire di vivere in un sistema pienamente democratico ed efficiente.

QUI trovate la puntata di Report della settimana scorsa.
Ecco perchè Berlusconi vince e come possiamo sconfiggerlo
post pubblicato in Francesco Forte, il 21 marzo 2010


"Quella che sto per raccontarvi è una storia di puro orrore". Così esordiva Fabio De Luigi facendo la parodia del giallista Lucarelli, e la frase mi sembra adatta per incominciare questo post.

Forse in pochi lo sanno, ma oggi a Firenze si è svolta una contestazione di fronte a Palazzo Corsini, dove il nostro presidente del Consiglio teneva un comizio di fronte a pochi eletti. Nonostante (dice lui) il consenso  al 61% e l'aura di stima e riconoscenza della cittadinanza che lo circonda, l'intera strada dove è situato il palazzo era bloccata dalle transenne, vigilate da un numero impressionante di agenti. Io stesso in uno solo dei punti di accesso alla strada presidiati ho potuto contare 7 camionette. Senza contare i disagi provocati al traffico e alla circolazione, con tanto di deviazione del percorso delle linee dell'autobus. Ma ciò non è bastato a scoraggiare un gruppo di cittadini, me compreso, rimasti a presidiare gli spazi intorno alle transenne per esprimere al premier i propri sentimenti nei suoi confronti.

Ho potuto così osservare una sequenza di personaggi grotteschi (avvocati lampadati, giovani donne costituite ormai più di plastica che di carne, anziane signore eccessivamente impellicciate e via dicendo) degni del Billionaire di Briatore o di locali del genere, i quali, a differenza nostra, godevano dell'accredito per passare ed entrare nella zona proibita. Naturalmente il loro punto di riferimento politico, il premier, è arrivato in auto blindata a grande velocità preceduto e seguito da un numero elevato di mezzi della scorta, e quindi non ha purtroppo potuto sentire ciò che il suo popolo aveva da dirgli.

Ma fin qui nulla di particolarmente strano.

Una cosa però mi ha colpito profondamente: durante la contestazione (che ha visto anche dei momenti particolarmente concitati) accanto a me c'erano un gruppetto di donne di una certa età che parlottavano tra di loro. Erano venute per acclamare il Presidente, ma non godendo dell'accredito non erano potute entrare ugualmente. E ad un certo punto ho sentito la seguente frase: "Questi ragazzi (riferito a noi) non vanno più a messa, ormai non sanno più cosa sia l'amore. LORO SONO IL PARTITO DELL'ODIO."

Lì ho capito tutto. Non ci avevo mai pensato molto, ma in quel momento ho capito quanto effetto ha generato questa frase ripetuta all'unisono da tutti i telegiornali per mesi. Ho capito quanto è grande il divario tra noi e loro, tra chi ha a disposizione i mezzi d'informazione e chi è succube del tg di Minzolini. Ho capito che basta una formula del genere - "il partito dell'amore" - per avere il consenso in un'Italia senza più opinione pubblica. Noi siamo i fomentatori d'odio, che distolgono il "governo del fare" dal migliorare l'Italia. La crisi economica, la disoccupazione, la corruzione e via dicendo, tutta colpa dell'odio, cioè nostra. Mi ha preso lo sconforto. E come si fa a reagire a una situazione del genere? C'è un rimedio?

Si, e l'ho capito subito dopo: con il dialogo, la discussione e il confronto. Ho infatti iniziato a parlare con queste signore, educatamente, ascoltando le loro ragioni e esponendo con le dovute argomentazioni le mie. Ha funzionato. Solo in parte, certo, però sono riuscito a spiegare loro le mie idee, e loro in parte le hanno addirittura apprezzate. In particolare abbiamo parlato delle intercettazioni telefoniche e sono riuscito a far capire loro la differenza tra la realtà delle intenzioni del governo, e quanto propinato dai telegiornali. Non solo, ho ricevuto addirittura i complimenti da queste signore, che mi hanno distinto rispetto al gruppo di "fomentatori di odio", proprio in ragione della mia pacatezza.

Non so quanto sia servito, forse a nulla, forse la potenza della televisione in poco tempo sovrasterà nella mente di queste signore i miei discorsi di oggi, però oggi mi sono sentito utile.

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permalink | inviato da Francesco Forte il 21/3/2010 alle 20:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Vittorio Sgarbi
post pubblicato in Valerio Caruso, il 20 marzo 2010


Breve premessa: una delle ragioni che ha permesso, e permette tutt'ora, a Silvio Berlusconi di dominare la scena politica italiana, è da ricondurre alla capacità che ha avuto di concentrare nelle proprie mani potere politico, economico e culturale, attraverso il potentissimo mezzo della televisione. Le televisioni di Berlusconi hanno cambiato gli stili di vita, gli usi e le abitudini di milioni di persone, diffondendo quella cultura dell'apparire i cui valori(o dovremmo dire non-valori?) fondanti sono ben illustrati in un recente film documentario di Erik Gandini.

Figlio naturale di questo cosiddetto berlusconismo culturale è Vittorio Sgarbi. Uomo rispettabile e di gran cultura, almeno secondo molte di quelle casalinghe di Voghera le cui facoltà di giudizio sono state ormai irrimediabilmente compromesse da troppi Grande Fratello, telegiornali di Emilio Fede e salotti di Barbara D'Urso..

No. Vittorio Sgarbi non è né uomo rispettabile né di cultura. Da anni calca le scene delle reti Mediaset in un continuo seminare liti, urlando, sbraitando e insultando sistematicamente le persone, con un fare sempre arrogante e violento, da squadrista degli anni 2000.

La fedina penale di questo soggetto la dice tutta sull'integrità morale e civile. Numerose sono le condanne in via definitiva, civili e sopratutto penali, molte per diffamazione, una in particolare a 6 mesi e 15 giorni di reclusione per falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, che risale a quando era sovrintendente ai beni culturali della Regione Veneto. Un diffamatore e truffatore dello Stato dunque, simbolo di quelli che sono ormai i valori premianti in questa misera Italia berlusconiana, abile solo a professare il culto dell'apparenza e dell'impunità.

Sgarbi è criticabile per molti aspetti ma devi ammettere che quando parla di arte dimostra gran cultura”, mi ha detto una volta il mio coinquilino. A questo proposito occorre menzionare che fece scalpore qualche anno fa la notizia riportata da alcuni quotidiani in merito a un immane plagio intellettuale di cui si fece partecipe il nostro grande critico d'arte. Si scoprì infatti che il presunto grande uomo di cultura aveva copiato quasi testualmente, in una sua introduzione a un volume sul Botticelli, le frasi che la storica dell'arte Mina Bacci scrisse sul pittore quattrocentesco in un fascicolo dei “maestri del colore” nel 1964. Un truffatore d'arte insomma.

Oggi questo individuo occupa ancora le prime pagine dei giornali. In seguito alla riammissione da parte del TAR della sua lista (liberal-Sgarbi) per le elezioni regionali nel Lazio, il nostro piccolo uomo richiede il rinvio delle elezioni per poter usufruire del diritto al periodo di campagna elettorale di quattro settimane che gli spetta per legge. Già, perchè il soggetto negli anni ha coperto anche cariche pubbliche. E l'aver cambiato 12 partiti in 15 anni la dice lunga sugli ideali di principio che ne muovono l'attività politica.

Senza alcun dubbio Vittorio Sgarbi è la perfetta incarnazione dell'italiano peggiore: becero, volgare, maleducato, arrogante, violento, misogeno, privo di valori e senza ideali. Sgarbi è il prodotto di quel sistema mediatico che. attraverso la diffusione di subcultura e il progressivo abbrutimento intellettuale delle persone,  è  tra le cause principali della deriva civile e democratica che stiamo vivendo. Un soggetto che in qualsiasi altro Paese civile sarebbe emarginato e ripudiato da parte del senso comune, da noi invece è osannato in quanto re dell'audiance, ottimo politico, e grande uomo di cultura. E pago del successo televisivo, questo individuo abietto si permette pure di insultare professori, giornalisti, storici e magistrati. Quando le cose cambieranno ( e giuro che cambieranno!) la sua sarà una delle prime teste a cadere, insieme a quella di tanti altri..


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permalink | inviato da ValerioCaruso il 20/3/2010 alle 17:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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