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Ultimissime considerazioni post-voto
post pubblicato in Valerio Caruso, il 31 marzo 2010


Vorrei aggiungere alcune brevi (e ultime) considerazioni a proposito delle elezioni appena trascorse. Abbiamo assistito a una grave sconfitta, della politica in generale, e del centrosinistra in particolare.I dati sono chiari, ma da queste votazioni emerge dell'altro. Tre fenomeni in particolare, su cui credo sia doveroso riflettere.

1) L'astensionismo. Il primo dato da prendere in considerazione è quello dell'astensione. Ha votato il 65% degli aventi diritto. 7% in meno rispetto al 2005. Milioni di italiani ritengono che la politica non serva a risolvere i loro problemi. Andare a votare è inutile, non ne vale la pena. Secondo Aldo Schiavone (Repubblica di lunedì), il radicarsi i questo preoccupante fenomeno ha due ragioni precise:

a)Il profondissimo divario tra la politica, per come viene ormai universalmente percepita, e i bisogni, le domande e le aspirazioni della gente. Un divario che si traduce in un grido di sdegno e di protesta che culmina inevitabilmente nell'astensione.

b) Il progressivo svuotamento del contenuto partecipativo dell'esperienza democratica, da intendersi come capacità di coinvolgimento quotidiano nelle scelte e nelle decisioni collettive. Secondo Schiavone, il populismo dell'era berlusconiana ha prodotto una democrazia passiva, “televisiva”, che trasforma la diretta partecipazione dei cittadini in mero assenso alle decisioni del capo. E' la democrazia plebiscitaria del “votatemi e lasciatemi fare”, rispetto alla quale il voto viene percepito da molti come un rituale, dal quale ci si può facilmente distogliere.


2)Il leghismo. La Lega sfonda in tutto il Nord. In Lombardia prende oltre un milione di voti, in Veneto 800 mila e in Piemonte 400 mila voti. Triplica i consensi in Emilia e avanza fortemente anche in Toscana e Liguria. Questo successo ha delle precise ragioni, che si possono schematizzare brevemente:

a)Obiettivi politici precisi e concreti: lotta all'immigrazione, sicurezza, federalismo fiscale.

b)Forte radicamento e presenza fisica sul territorio

c)Efficace propaganda elettorale, fatta di slogan populisti, grotteschi, e spesso volgari, ma che consentono una comunicazione veloce e diretta con l'elettore.


3) Il Grillismo. Se a luglio del 2009 i vertici del PD avessero avuto un minimo di acume politico, avrebbero consentito a Beppe Grillo di candidarsi alle primarie. Se questa circostanza si fosse verificata, è legittimo immaginarsi che oggi il Movimento 5 stelle sarebbe una corrente all'interno del PD, al pari di Area Democratica (corrente che fa capo a Franceschini) e di Cambio Democratco (corrente di Ignazio Marino). Invece, la sottovalutazione, il disprezzo, la totale incapacità di leggere e interpretare i cambiamenti in atto nella società, hanno fatto sì che la lista di Grillo abbia eroso consensi al centrosinistra più o meno ovunque, risultando probabilmente decisiva nella sfida in Piemonte.


Fanno bene, dunque, i dirigenti del PD a dire che il risultato di queste elezioni deve far riflettere, ma le riflessioni ormai non bastano più. Bisogna cambiare completamente rotta, a partire dal modo di fare e intendere la politica. E da questo punto di vista la straordinaria vittoria di Vendola può costituire un punto di partenza. Anche perché mancano ancora tre anni al 2013. Rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo.


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permalink | inviato da ValerioCaruso il 31/3/2010 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gli elettori e le loro responsabilità
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2010


Molte persone si stanno chiedendo in queste ore come si giustifichi il risultato elettorale delle regionali alla luce di tutto quello che si è verificate in questa legislatura. Dalle leggi ad personam, al processo sulla gestione degli appalti della Protezione Civile, passando per lo sconvolgimento causato dalla mancata presentazione per tempo della lista elettorale della PdL in Lazio e il presuntuoso oscuramento dei programmi di approfondimento politico in televisione. A questo si sommi l’incapacità del Governo di impostare serie politiche economiche tali da fronteggiare la crisi economica e da salvaguarda il potere di acquisto degli italiani. A questo punto la domanda che ci si deve porre è come mai in alcune regioni italiane si è deciso di confermare la fiducia al PdL ed in altre si è passato da un governo di centrosinistra a uno di centrodestra?

L’unica risposta che ho trovato è stata che i miei criteri di valutazione di un politico sono differenti e oramai anacronistici, o meglio, sono considerati tali dai più. A mio avviso un politico dovrebbe essere il primo nel rispettare la legge, sia nei suoi elementi formali sia in quelli sostanziali, non potendo essere quindi al contempo un pregiudicato, un evasore o un mafioso. Venir meno a questo principio equivarrebbe a mettere un lupo in un pollaio. Probabilmente attraverso una così semplice similitudine anche i meno brillanti e informati sui precedenti dei nostri politici possono capire questo semplice concetto. Questo mi porta inoltre a una seconda considerazione, ossia che molte persone confondo il definirsi di un parito o di una posizione politica con l’avere un’idea politica. Queste sono cose diverse, giàcché la prima è una semplice affermazione, mentre la seconda concerne studi, letture, sforzo per informarsi quotidianamente. A mio avviso questi sono obblighi di ciascun cittadino, ma al giorno d’oggi non sono più visti come tali. Anzi, la colpa viene interamente scaricata sulla classe politica incapace di comunicare con i cittadini. Non voglio discolpare la nostra classe politica, ma se loro sono dove sono è perché i cittadini, impigriti, non si sono preoccupati di informarsi a dovere su chi votavano e ora si trovano quel che si meritano.  A conferma di questa tesi bisogna ricordare che molti cittadini, pur avendo esercitato ossequiosamente il diritto di voto alle regionali, probabilmente non sanno neanche quali sono le competenze della regione, così che non hanno ben chiaro nemmeno in che modo il presidente dovrebbe spendere il potere conferitogli. Mi rendo conto che una dissertazione sull’informazione in Italia sarebbe molto lunga e porterebbe a toccare numerosi argomenti, ma ora vorrei focalizzarmi sul personaggio elettore, trascurando, ma non dimenticando,  le problematiche connesse.

Terzo punto, ma non meno importante degli altri, è la questione della perdita del senso di rappresentanza. Molte volte si sentono opinioni del tipo “ho votato il meno peggio fra i due”. Questo dimostra che non ci si sente più rappresentati e rappresentabili dai politici di oggi, ma questa situazione, anziché provocare un rigenero politico, ha come solo effetto un maggiore assenteismo alle urne. Non credo che sia possibile che un cittadino si senta sempre ed esattamente rappresentato, ma sarebbe già un bel risultato se una volta tanto un cittadino, anche dopo aver pensato a lungo a denti stretti dicesse “se…quell’uomo rappresenta le mie idee”. A questo punto sarebbe necessario che il ricambio fra i politici fosse imposto dall’elettorato attraverso la partecipazione alla vita del partito, ai dibattiti, oppure alla formazione di nuovi partiti o nuove correnti all’interno dei vecchi.

Se provassimo a mettere in connessione logica tutti gli elementi  ora elencati il ragionamente che potremmo elaborare sarebbe questo:

Alle ultime elezioni molti cittadini hanno votato secondo posizioni prese già da lungo tempo, senza soffermarsi sulle idee di politica economica e sociale dei candidati, molti dei quali già in passato candidati negli stessi ruoli o in ruoli superiori, uscendo infine dalle urne con un senso di generale insoddisfazione.

Guardando in faccia la realtà dobbiamo iniziare a riconoscere anche le nostre colpe di elettori: pigri quando bisogna informarsi, poco reattivi nell’imporsi sui partiti e troppo accondiscendenti rispetto ai molti piccoli e grandi abusi.

Per farla breve gli elettori sono responsabili dell’attuale stato di cose tanto quanto i politici, con la sola differenza che questi ultimi dopo cinque anni potresti mandarli via, mentre i cittadini non li puoi cambiare ed hanno davanti a loro una strada ben più lunga da percorrere se vogliono cambiare le cose.


Luca Demurtas


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permalink | inviato da Francesco Forte il 30/3/2010 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le contraddizioni della Lega, il Centro-sinistra e il problema dei piccoli centri
post pubblicato in Francesco Forte, il 30 marzo 2010


1) La Lega Nord è la vera vincitrice delle elezioni. Ma nonostante i suoi esponenti cerchino di spacciarsi come "il nuovo", come un partito di rottura rispetto al sistema tradizionale, è proprio la Lega il partito più vecchio tra quelli presenti in queste elezioni: pd, pdl, sel, fed della sinistra, idv, la destra sono partiti che hanno meno di 10 anni di storia, spesso meno di 2 (per quanto poi i personaggi che li compongono siano in politica anche da decenni); il simbolo della Lega invece è presente ormai da più di vent'anni sulle schede elettorali ed ha alle spalle ben 3 esperienze di governo, per un totale di quasi 8 anni passati tra i ministeri. Nonostante si presentino come contrari al nepotismo e ai politicanti di professione nonché favorevoli alla valorizzazione del merito, come esemplificato dalla lotta contro "Roma Ladrona", l'esempio più lampante di nepotismo in queste elezioni si è visto con la candidatura a consigliere regionale lombardo di Renzo Bossi, figlio del leader Umberto, un ragazzo che ha dovuto ripetere l'esame di maturità svariate volte persino da privatista e di cui peraltro non sono nemmeno chiari i meriti della candidatura, peraltro particolarmente apprezzata dal popolo bresciano che lo ha votato in massa.

2) Il popolo di centro-sinistra non è così stupido e passivo come credono i dirigenti del PD: nelle regioni in cui il centro-sinistra ha candidato persone di sinistra (ovvero con idee chiare e di sinistra in riferimento a ai temi cruciali del lavoro, dell'acqua e dei servizi sociali, dell'integrazione, dell'ambiente, della giustizia ecc), senza procedimenti giudiziari a carico e scelti liberamente con le primarie ci sono state grandi vittorie, come in Puglia, in Umbria e in Toscana; dove hanno calato dei candidati dall'alto (leggi Bresso, Errani, Bonino), con idee non del tutto di sinistra (leggi De Luca, Bonino) e con la fedina penale dubbia (leggi De Luca, Loiero) sono state prese delle batoste. Non solo. In molti casi la gente non ha disdegnato un voto di protesta evidentemente contro il PD come testimoniato dagli ottimi risultati ottenuti dal candidato della sinistra radicale delle Marche contro l'alleanza con PD-UDC; dal candidato idv-radicali in Calabria contro Loiero, dal candidato del Mov 5 Stelle in Emilia contro il terzo mandato Errani (illegittimo), dal candidato del Mov 5 Stelle in Piemonte contro la TAV (anche se qui la scelta è discutibile dal punto di vista politico, vista la vittoria in regione del leghista Cota).

3) C'è una differenza notevole e inquietante tra i risultati elettorali delle grandi città e il risultato della regione di appartenenza. All'interno delle regioni in cui il centro-sinistra ha perso, nelle grandi città vince o comunque perde in maniera molto meno marcata. Qualche esempio. Nel Lazio Renata Polverini del centro-destra vince con 3 punti percentuali di vantaggio su Emma Bonino, candidata del centro-sinistra. Ma nella Capitale è la Bonino a vincere, e addirittura con 9 punti di distacco sulla rivale. Discorso simile anche in Lombardia. Il distacco regionale tra i candidati del centro-destra e del centro-sinistra è di ben 23 punti percentuali. Distacco che si riduce nelle sezioni di Milano a "soli" 8 punti. Ed esempi simili possono essere fatti per Napoli, Torino, L'Aquila, Padova e altre città più grandi. Non sono un sociologo e non studio i flussi elettorali, dunque non voglio arrischiarmi in valutazioni sul merito, eppure mi sembra un dato interessante. Una nazione non più divisa solo tra Settentrione e Meridione, ma anche e soprattutto tra grandi città da un lato e piccoli centri e campagne dall'altro. Una forte divisione politica, culturale e sociale. Evidentemente il centro-sinistra non riesce a comunicare con questa seconda parte dell'Italia. Mentre la Lega vi ha gettato le proprie radici razziste e xenofobe, vincendo le elezioni.

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permalink | inviato da Francesco Forte il 30/3/2010 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
A proposito di preti pedofili..
post pubblicato in diario, il 28 marzo 2010


Alla luce dei recenti scandali dei preti pedofili in Irlanda, la questione ritorna a galla. Interpellate chiunque dal più turpe al più virtuoso degli uomini (escluso il nostro Presidente Del Consiglio), e tutti vi diranno che adescare minori è reato oltre che peccato. Se poi tale reato non lo compie l’uomo qualunque, ma il clericale di turno che la domenica vi fa pure il predicozzo sui buoni valori cristiani, la cosa ci turba assai di più, e non possiamo starcene a guardare.Veniamo al punto. Queste persone hanno intrapreso una vita di castità per ideali che mi risultano dubbi, ma che rispetto, perché frutto di una scelta libera e consapevole. Quindi, se teoricamente non dovrebbero incularsi nemmeno la perpetua, o comunque intrattenersi sessualmente con donna adulta e consenziente (Milingo docet), figuriamoci con individui non adulti né consenzienti, e aggiungo pure ingenui, deboli e indifesi.

Per i preti, così come per tutti, vigono le norme del diritto penale più quelle ulteriormente restrittive del diritto canonico, che però, ribadisco, sono obbligatorie per scelta, quindi a mio parere gerarchicamente inferiori. Dunque per costoro è un doppio crimine oltre che un profondo disonore molestare bambini. Ma la verità è che il vero disonore è quello dei vertici della chiesa: dai vescovi, ai cardinali fin sopra al papa, perché salvare le apparenze conta parecchio.. Sembrano tali e quali ai boss mafiosi (Non a caso per entrambe le caste si usa il titolo “Don”). E del resto è opinione diffusa, fra i picciotti della cosca omertosa del Signore, che atti di questo tipo siano un po’ come panni sporchi da lavare in famiglia.

Cioè, anziché denunciare questi reati alle autorità giudiziarie competenti, al fine di dar vita a un procedimento penale, preferiscono rimanere nella maglie del diritto canonico, che se li culla come una madre, garantendo loro un trattamento a 5 stelle, in cui rientra il segreto del confessionale, oltre al segreto pontificio dei processi canonici, che per alcuni dovrebbe essere perpetuo, mentre per altri dovrebbe rompersi dopo dieci anni, una volta prescritto penalmente il reato, o morto il responsabile.

Un sistema che nella prassi al posto della galera offre un comodo trasferimento verso altre parrocchie. Proprio un bel sistema! Soprattutto utile a insabbiare il tutto oltre che ad agevolare la recidiva, che secondo le statistiche (DSM) è altissima in casi di pedofilia. A questo proposito citerei L'enciclica De delictis gravioribus, datata 18 maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del pianeta, che vieta agli ecclesiastici di testimoniare in tribunali civili, pena la loro scomunica. Segnalo anche il documentario Sex crimes and the Vatican della bbc trasmesso nel 2006 sui casi americani dove si descrive il meccanismo dei trasferimenti.

E a chi non crede al “mito” dei preti pedofili, non chiedo più di guardare le statistiche perché qui non mi aiutano: i preti deviati non sono ancora la maggioranza. Gli chiedo invece di prendere visione di alcuni dei servizi che le Iene hanno mandato in onda di recente. Telecamere nascoste rivelano parroci che aggrediscono sessualmente giovani ragazzi, uomini, e donne adulte, il che non rileva che parzialmente ai fini del discorso sugli abusi su minori, ma dà una prova tangibile della depravazione di questi soggetti, che quindi esistono, e non sono miti o leggende metropolitane o frutto della fantasia di bambini vivaci; sono individui che vivono un conflitto morale e religioso, e sono anche potenzialmente pedofili, perché nulla impedisce loro di esserlo, e che guarda caso dopo la messa in onda del servizio spariscono e lasciano dei cani da guardia con la tunica a minacciare i giornalisti.


Eric Ombelli

 



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permalink | inviato da ValerioCaruso il 28/3/2010 alle 11:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
"Non siamo in un regime"
post pubblicato in diario, il 27 marzo 2010


Spesso è capitato di sentire che non bisogna demonizzare l'avversario, che bisogna abbassare i toni.

“Non siamo in un regime” ci dicono.

“Se fossimo in un regime, non vi sarebbe permesso dirlo. Nei regimi ci sono censure, ci sono percosse, ci sono persone uccise per le proprie idee.”

Davanti a queste argomentazioni, provo a dimenticare l'epurazione di Montanelli, di Biagi, di Luttazzi, di Santoro, provo a dimenticare le immagini vergognose dei pestaggi di Genova, provo a dimenticare quindici anni di insulti ai magistrati e criminalizzazione degli oppositori scomodi.

“Non siamo in un regime” ci dicono.

Fin dalle elementari, nel pensare alle dittature della storia recente, ho provato un forte senso di colpa causato da un dubbio: io da che parte sarei stata? Avrei difeso le minoranze, mettendo a repentaglio la mia vita e quella delle persone a cui voglio bene. Sarei disposta a farmi arrestare, a lottare contro un regime vero, di quelli che torturano e uccidono?

Ma poi penso che i regimi non si instaurano in una notte. Che i dittatori non cominciano subito ad arrestare e uccidere. Hitler, prima di instaurare il vero e proprio regime nazista, ha calvalcato il malcontento, si è conquistato il consenso delle folle, ha assunto il controllo dell'informazione, ha urlato contro gli ebrei e gli inquinatori della razza, ha bruciato libri e censurato idee.

Ed è in queste fasi delle dittature, quando il manganello non è ancora utilizzato sistematicamente, che i cittadini, quelli contro, quelli liberi, devono agire.

Se il nostro non è già un regime, queste che vediamo sono fasi evidenti della sua evoluzione.

Ogni giorno sondano il terreno, per vedere se sono già riusciti ad anestetizzare quel poco di senso critico e di amor proprio che rimane al nostro popolo. Aveva cominciato, con il decreto sulle tv, Craxi, a cui non a caso vogliono dedicare una via. E poi ad aumentare, grazie al fondamentale aiuto delle televisioni, con rogatorie, depenalizzazione del falso in bilancio, indulto, modifiche silenziose al codice penale, oltre che censure ed intimidazioni, e leggi razziste, e attuazioni del piano di rinascita della P2, e norme per cui la mafia ringrazia, e scudo fiscale, e processo breve (cioè morto), e lodo alfano, fino ad arrivare al punto di cambiare in corsa le regole del gioco e sospendere i programmi di approfondimento giornalistico della Rai nelle settimane di campagna elettorale.

I regimi si instaurano lentamente, silenziosamente. I regimi si instaurano nell'indifferenza. I regimi sfruttano anche quei presunti oppositori che, magari in buona fede, ricordano che i regimi non sono questi.

I regimi si instaurano tra le ovazioni degli idioti, tra le adulazioni dei servi, ma soprattutto nel silenzio degli indifferenti.

E l'indifferenza, scriveva Gramsci, opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.

E allora ogni settimana, ogni giorno, ogni ora, abbiamo il dovere di esigere il rispetto e l'attuazione della nostra Costituzione, che oggi appare rivoluzionaria, dobbiamo ricordare che così non va, che se non lo vogliono chiamare regime, non la devono neanche chiamare democrazia.

Ma non davanti a un caffè con gli amici. Dobbiamo ricordare i rischi che sta correndo la nostra democrazia anche e soprattutto davanti a chi di questo regime è responsabile. Nelle strade e nelle piazze, con i megafoni, i volantini, con la voce. Diffondendo informazione e seminando consapevolezza attraverso il web di cui dobbiamo difendere la libertà, anch'essa sotto attacco.

Bisogna esercitare quei diritti che ancora ci rimangono. Prima di doverli rimpiangere del tutto.


Roberta Covelli (testo dell'intervento alla manifestazione di Milano del 13 Marzo)

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permalink | inviato da ValerioCaruso il 27/3/2010 alle 13:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pdl: un partito "assolutamente democratico"
post pubblicato in Valerio Caruso, il 25 marzo 2010


Ieri mattina Berlusconi è intervenuto telefonicamente a Uno Mattina. Durante il “comizio”, naturalmente senza contraddittorio alcuno, ha avuto il coraggio di dichiarare che il PDL “non è il partito della monarchia assoluta ma un partito assolutamente democratico, che nasce dal basso con la partecipazione di tutti quei cittadini che amano la libertà..”Ora, qualcuno potrebbe obiettare dicendo che negli ultimi tempi ne ha dette di ben più gravi e oscene,e che questa non è altro che l'ennesima affermazione populista e menzognera, detta giusto per raccattare gli ultimi voti prima delle elezioni. L'obiezione è senz'altro legittima. Tuttavia, a ben vedere, un argomento che potrebbe tornare molto utile, qualora doveste affrontare una discussione con il pidiellino di turno, è proprio quello relativo alla struttura interna al Partito che vota. Già, visto che a questi destrorsi piace così tanto riempirsi la bocca di belle parole come libertà, responsabilità, democrazia e così via, sarebbe divertente interpellarli proprio sull'assetto organico del loro Partito, così come descritto dallo Statuto.

Vi invito a darvi un'occhiata voi stessi: QUI potete leggerlo.

Da un'attenta analisi, ne emerge un'organizzazione interna tutt'altro che democratica, ma al contrario, verticistica e piramidale.

In sintesi, dal Capo I del Titolo II, rubricato “Gli organi e la struttura nazionale” (artt da 11 a 24, più 26 e 27 del Capo III) leggiamo che:

1)Il Presidente Nazionale nomina l'Ufficio di Presidenza e il Comitato di coordinamento

2)Il Segretario Nazionale è eletto dalla Direzione su proposta dell'Ufficio di Presidenza (cioè dal Presidente).

3)Il coordinatore regionale è nominato direttamente dal Presidente Nazionale d'intesa con l'Ufficio di Presidenza.

4)Il Congresso Nazionale, costituito da rappresentanti provinciali e delle Grandi Città, elegge il Presidente Nazionale, con votazione, anche per ALZATA DI MANO!

Poi, come se non bastasse:

dall'Art. 25 del Capo II, sotto la rubrica “Candidature”, leggiamo che:

a) Le candidature alle elezioni nazionali ed europee sono stabilite dal Presidente Nazionale d’intesa con l’Ufficio di Presidenza, e formalizzate dai Coordinatori.

b) La candidatura a Presidente di Regione è stabilita dal Presidente nazionale d’intesa con l’Ufficio di Presidenza, sentito il Coordinatore regionale, ed è formalizzata dai Coordinatori.

c) La candidatura a Presidente di Provincia è indicata dal Comitato di coordinamento(cioè dal Presidente), sentiti il Coordinatore regionale, provinciale e di Grandi Città.

d) La candidatura a Sindaco di Grande Città o di Comune capoluogo è stabilita dal Comitato di coordinamento(cioè dal Presidente), sentito il Coordinatore regionale, provinciale o di Grande Città.

L'Art 25 prevede inoltre un comma di chiusura molto particolare. Si stabilisce infatti che “in ogni caso, l’Ufficio di Presidenza (cioè il Presidente) può designare fino a un massimo del 5% dei posti nelle varie liste regionali, provinciali e dei Comuni capoluogo". Dunque, le varie candidature di escort, veline, ed igieniste dentali trovano degna legittimazione in una norma che riserva al Leader la nomina del 5% dei candidati in ciascuna lista..Assolutamente democratico!!

Il PDL è dunque un partito completamente controllato e comandato dall'alto. Spetta al Presidente Nazionale nominare gli Organi di vertice, e decidere arbitrariamente le candidature. E' una sorta di organizzazione feudale, in cui il Sovrano-Signore prende le decisioni , mentre vassalli, valvassini e valvassori hanno il solo compito di formalizzarle. Gli iscritti hanno la sola funzione di votare il Presidente per acclamazione. Questa è la loro democrazia. Una democrazia in cui tutte le iniziative e le decisioni partono dall'alto e non si discutono, perchè il Capo ha sempre ragione, qualunque cosa dica o faccia.

Non è certo un caso se da 16 anni la leadership nel centrodestra non è mai stata messa in discussione. Chi osa criticare il Re, o comunque avere un'idea diversa, viene sistematicamente massacrato a mezzo della stampa padronale, e infine espulso o costretto “all'esilio”. Paolo Guzzanti non è che l'ultimo esempio, e Gianfranco Fini sarà il prossimo.

Credo infine, che questa sia ancora una delle più grandi differenze tra noi e loro, tra chi agisce e chi ubbidisce, tra militanti e sudditi. E d'ora in avanti, ogniqualvolta il servo di turno, o il loro Capo, si azzarderanno a dire che la Sinistra in Italia è comunista, liberticida, e antidemocratica, noi gli schiafferemo in faccia il loro Statuto post-feudale, rivendicando i nostri valori e la nostra dignità di persone che non hanno alcuna paura di pensare, agire, confrontarsi, e dissentire. Perchè noi crediamo che in democrazia, tutti debbano poter partecipare, e avere le stesse opportunità e gli stessi diritti. Uomini e donne, bianchi e neri, ricchi e meno ricchi, forti e deboli. Tutte persone uguali e libere. Davvero.



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permalink | inviato da ValerioCaruso il 25/3/2010 alle 15:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Errani e Formigoni: gemelli diversi!
post pubblicato in Francesco Forte, il 24 marzo 2010


A destra si sbracciano per imporre il rispetto delle leggi a quei criminali per definizione che sono gli immigrati, peggio ancora se clandestini: il motto di sempre è "legge e ordine".

A sinistra si flagellano per difendere il principio di legalità, ovvero di rispetto della legge, organizzano imponenti manifestazioni per difendere la Costituzione e il rispetto delle leggi nel nostro paese dagli attacchi del governo di destra.

Tutta apparenza o quasi. Nella pratica in entrambi gli schieramenti di centro-destra e centro-sinistra nel nostro paese vige il principio vecchio come il mondo in base al quale "per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano".

In questa campagna elettorale, dove il principio di legalità è stato al centro del solito dibattito fatto di ignoranza e incompetenza (la penosa vicenda del decreto legge interpretativo e le sue conseguenze parlano da soli...), in pochi si sono resi conto della disapplicazione in due regioni della norma contenuta nella legge 165/2004 nel momento in cui vieta l'eleggibilità di un governatore regionale al suo terzo mandato. Si sono infatti candidati in Emilia Romagna e In Lombardia due governatori uscenti al secondo mandato, Vasco Errani del PD e Roberto Formigoni (che in teoria sarebbe addirittura al terzo, ma il primo giuridicamente non conta perchè non è stata un'elezione diretta) del PDL.

Diversi per partito e coalizione, ma gemelli nel fregarsene ampiamente di una legge.

A loro supporto hanno infatti la certezza quasi matematica di vincere (non godono solo della notorietà dovuta ai mandati precedenti e della disinformazione su questa porcata, ma anche dello storico radicamento delle loro coalizioni in queste regioni) e la non chiarezza esaustiva della norma in questione, ma su questo secondo problema preferisco rinviare ad un parere esaustivo emesso dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida.

Il punto è che per colpa di questi due soggetti abbiamo due regioni nelle quali l'eventuale risultato elettorale potrebbe essere invalidato su ricorso alla magistratura da parte di uno dei candidati perdenti. Qualora ciò avvenisse sarebbero necessarie nuove elezioni, ovvero un dispendio di soldi pubblici (=nostri) raddoppiato, che personalmente farei ricadere per intero sulle tasche di questi signori, anche se ciò non è possibile. E qualora la magistratura rigettasse il ricorso avremmo comunque due governatori che se ne sono fregati ampiamente delle leggi e del loro elettorato. E che se ne fregano ampiamente di promuovere il ricambio generazionale anche in politica (questa infatti non è solo una norma giuridica, ma anche evidentemente una norma di buon senso). Che fortuna!

Non so come andrà a finire, ma la prossima volta che i dirigenti del PD organizzeranno una manifestazione per la legalità, saprò dove mandarli. Di certo non in piazza.

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permalink | inviato da Francesco Forte il 24/3/2010 alle 19:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Umano troppo umano
post pubblicato in diario, il 23 marzo 2010


Ippocrate, nella Grecia arcaica, riteneva che la pianta velenosa dell’elleboro potesse curare la follia degli uomini. Sarebbe bello se fosse così semplice. La verità è che al giorno d’oggi di foglie di elleboro ne servirebbero a tonnellate, almeno nel mondo occidentale, quel mondo nato dalle ceneri della Seconda guerra mondiale, dalla follia nazi-fascista, da quei 50 milioni di morti, dei quali la metà erano civili. Forse è passato troppo tempo da allora, forse troppe coscienze hanno rimosso o non sono state nemmeno sfiorate da quelle catastrofi, forse occorre fermarsi un attimo, in questo delirio contemporaneo, in cui tutto è immediato, tutto è a portata di mano, in cui gli spazi si sono quasi annullati, e i nuovi punti di ritrovo non sono i “fori” romani, né i circoli di cultura della Francia rivoluzionaria, e neanche gli anfiteatri greci, ma i social networks.

Una società che appare malata, nel suo essere paradossale, in cui i ruoli degli individui sono sempre più semplificati e omogeneizzati, in cui i timori espressi da Marx sull’alienazione dell’uomo sembrano addirittura ottimistici. Questa società ha bisogno di una medicina, il capitalismo ci ha trascinati in un baratro, gli ideali sono stati scardinati, la morale è diventata espressione dell’utile e del guadagno, e l’apparire è diventato legge.

Nell’osservare branchi di donne che si agitano e si esibiscono mezze nude in televisione, ci si chiede dove siano finiti gli ideali del femminismo novecentesco, e ci si rende conto che il 68 non è stato che l’ultimo grido della fenice.

Allora forse qua occorre un cambiamento, perché il fondo sembra maledettamente vicino. C’è bisogno di una speranza, di una luce, c’è bisogno di quel cristianesimo sgretolato al proprio interno da uomini figli del capitalismo, amanti del potere e della ricchezza, quel Dio onnipotente che appare sempre più una favola per gonzi, quel Dio che Nietzshe ha definito “morto”.

E quanto sia profondo questo bisogno lo si vede nelle opinioni e nelle esultanze dei “grandi d’occidente” al momento dell’ elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, un uomo che predica speranze, appunto. La questione è più complessa però. Occorre distruggere, per costruire, e chi è disposto a farsi da parte, ad ammettere le proprie colpe, e promuovere la libertà e la giustizia?

Montaigne nei suoi Saggi scriveva: ho visto giù al porto degli schiavi neri, li chiamano cannibali. Essi si cibano delle carni dei loro nemici morti in battaglia, per acquistarne il coraggio, e mangiano i loro padri, per dar loro degna sepoltura. Noi bruciamo le streghe. Chi è il cannibale?


Michele Paolo


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permalink | inviato da ValerioCaruso il 23/3/2010 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Quale opposizione..?
post pubblicato in Valerio Caruso, il 22 marzo 2010


Va molto di moda tra i nostri esponenti del centro-sinistra un argomento di una pericolosità micidiale. Negli ultimi tempi hanno abbracciato l'idea che si debba abbandonare l'antiberlusconismo nel senso del fare opposizione contro una persona sola. Al contrario, sostengono che sia necessario creare una seria alternativa di Governo e sconfiggere Berlusconi sul piano politico. Ill ragionamento è semplice. Se lo attacchi perchè è un corruttore o perchè va a mignotte ne fai una vittima e lui ci guadagna. Quindi coloro che ancora si sdegnano pensando a tutti i guai giudiziari, alle leggi ad personam, al conflitto d'interessi e al passato piduista di colui che ci rappresenta nel mondo, devono chetarsi perchè così gli fanno solo un favore.

E' opportuno a questo punto operare alcune considerazioni

  1. Un'alternativa politica seria ancora non si è vista.

  2. Anche laddove un'alternativa vi fosse bisogna fare i conti col fatto che la gente va a votare sulla base dell'informazione televisiva, che è quasi esclusivamente filo-governativa o di diretta proprietà del Presidente del Consiglio.

  3. Comincio a pensare che forse non è possibile tornare a vincere se prima non si denuncia (e si cerca di abbattere) il sistema di monopolio culturale, economico e mediatico predisposto da chi ci governa.

Quale opposizione dunque?

Per battere Berlusconi è fondamentale impegnare una battaglia durissima e rigorosa su tre fronti separati e insieme contigui:

a) Il primo è quello personale, contro Berlusconi, come singolo. Cioè bisogna martellare senza tregua sul conflitto d'interessi, sulle leggi vergogna, sulla questione morale, sulle inchieste giudiziarie e sui processi che lo vedono imputato. Di Pietro opera molto bene sotto questo profilo, mettendo bene in evidenza i disvalori e la totale assenza di etica pubblica e di senso istituzionale del nostro "apprendista muratore".

b) Il secondo è quello culturale. E qui è lo scontro più difficile su cui ci sarebbe da discutere molto. Io non ho una soluzione. Il fatto è che dobbiamo trovare un'alternativa culturale ai salotti di Barbara D'Urso, alle risse televisive di Sgarbi e ai reality show..Chi ha da proporre si faccia avanti.

c) Il terzo piano è quello delle proposte. E qui è fondamentale creare un'alternativa politica seria e credibile. Per farlo bisogna puntare sulle politiche ambientali, le energie pulite e rinnovabili, una riforma seria della Giustizia, una riforma seria dell'istruzione, l'acqua pubblica, la lotta all'evasione e così via.

Sotto questo profilo il Partito Democratico è stato troppo timido e in parte inefficace, non riuscendo a mettere in evidenza tutti i fallimenti di questo Governo da quando è iniziata la legislatura. In particolare:

-Pacchetto sicurezza: 400mila irregolari in più dall'entrata in vigore del reato di clanestinità (fonte Istat)

-Sicurezza urbana: che fine hanno fatto le ronde civiche? E il poliziotto di quartiere?

-Opere pubbliche: chi se li è mangiati i 300 milioni per il G8 della Maddalena e i 2 miliardi di progettazione per il Ponte sullo Stretto?

-Sanità: decine di milioni di euro sputtanati da Sacconi per i vaccini contro l'H1N1..uniche a guadagnarci le ditte farmaceutiche.

-Lotta all'evasione fiscale: Le tasse le pagano in pochi mentre la corruzione dilaga..

Ci sarebbero tutti i presupposti per fare un'opposizione durissima e senza quartiere a questo demagogo piazzista, ma cosa aspettano Bersani & Co. a tirar fuori le palle?



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Ecco perchè Berlusconi vince e come possiamo sconfiggerlo
post pubblicato in Francesco Forte, il 21 marzo 2010


"Quella che sto per raccontarvi è una storia di puro orrore". Così esordiva Fabio De Luigi facendo la parodia del giallista Lucarelli, e la frase mi sembra adatta per incominciare questo post.

Forse in pochi lo sanno, ma oggi a Firenze si è svolta una contestazione di fronte a Palazzo Corsini, dove il nostro presidente del Consiglio teneva un comizio di fronte a pochi eletti. Nonostante (dice lui) il consenso  al 61% e l'aura di stima e riconoscenza della cittadinanza che lo circonda, l'intera strada dove è situato il palazzo era bloccata dalle transenne, vigilate da un numero impressionante di agenti. Io stesso in uno solo dei punti di accesso alla strada presidiati ho potuto contare 7 camionette. Senza contare i disagi provocati al traffico e alla circolazione, con tanto di deviazione del percorso delle linee dell'autobus. Ma ciò non è bastato a scoraggiare un gruppo di cittadini, me compreso, rimasti a presidiare gli spazi intorno alle transenne per esprimere al premier i propri sentimenti nei suoi confronti.

Ho potuto così osservare una sequenza di personaggi grotteschi (avvocati lampadati, giovani donne costituite ormai più di plastica che di carne, anziane signore eccessivamente impellicciate e via dicendo) degni del Billionaire di Briatore o di locali del genere, i quali, a differenza nostra, godevano dell'accredito per passare ed entrare nella zona proibita. Naturalmente il loro punto di riferimento politico, il premier, è arrivato in auto blindata a grande velocità preceduto e seguito da un numero elevato di mezzi della scorta, e quindi non ha purtroppo potuto sentire ciò che il suo popolo aveva da dirgli.

Ma fin qui nulla di particolarmente strano.

Una cosa però mi ha colpito profondamente: durante la contestazione (che ha visto anche dei momenti particolarmente concitati) accanto a me c'erano un gruppetto di donne di una certa età che parlottavano tra di loro. Erano venute per acclamare il Presidente, ma non godendo dell'accredito non erano potute entrare ugualmente. E ad un certo punto ho sentito la seguente frase: "Questi ragazzi (riferito a noi) non vanno più a messa, ormai non sanno più cosa sia l'amore. LORO SONO IL PARTITO DELL'ODIO."

Lì ho capito tutto. Non ci avevo mai pensato molto, ma in quel momento ho capito quanto effetto ha generato questa frase ripetuta all'unisono da tutti i telegiornali per mesi. Ho capito quanto è grande il divario tra noi e loro, tra chi ha a disposizione i mezzi d'informazione e chi è succube del tg di Minzolini. Ho capito che basta una formula del genere - "il partito dell'amore" - per avere il consenso in un'Italia senza più opinione pubblica. Noi siamo i fomentatori d'odio, che distolgono il "governo del fare" dal migliorare l'Italia. La crisi economica, la disoccupazione, la corruzione e via dicendo, tutta colpa dell'odio, cioè nostra. Mi ha preso lo sconforto. E come si fa a reagire a una situazione del genere? C'è un rimedio?

Si, e l'ho capito subito dopo: con il dialogo, la discussione e il confronto. Ho infatti iniziato a parlare con queste signore, educatamente, ascoltando le loro ragioni e esponendo con le dovute argomentazioni le mie. Ha funzionato. Solo in parte, certo, però sono riuscito a spiegare loro le mie idee, e loro in parte le hanno addirittura apprezzate. In particolare abbiamo parlato delle intercettazioni telefoniche e sono riuscito a far capire loro la differenza tra la realtà delle intenzioni del governo, e quanto propinato dai telegiornali. Non solo, ho ricevuto addirittura i complimenti da queste signore, che mi hanno distinto rispetto al gruppo di "fomentatori di odio", proprio in ragione della mia pacatezza.

Non so quanto sia servito, forse a nulla, forse la potenza della televisione in poco tempo sovrasterà nella mente di queste signore i miei discorsi di oggi, però oggi mi sono sentito utile.

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permalink | inviato da Francesco Forte il 21/3/2010 alle 20:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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