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Umano, troppo umano
post pubblicato in Michele Paolo, il 24 maggio 2010


Ridicoli


Seneca, filosofo romano, precettore di Nerone, morì da stoico. Cioè suicidandosi. Glorificare la propria vita con una morte gloriosa. Si tagliò le vene dei polsi. Non contento, ingoiò anche una cicuta. Infine s'immerse in una vasca d'acqua calda per far defluire maggiormente il sangue, e morì in maniera lenta e straziante per soffocamento.
Per lui infatti la vita era uno di quei beni che il saggio dev'essere pronto a restituire se la sorte li chiede indietro. E lui era stato condannato a morte per la seconda volta. Aveva quasi settant'anni.

Ora, se vi capita di accendere la televisione, potreste incorrere in qualche buffa donna sulla sessantina che dimostrerebbe almeno la metà dei suoi anni, tutta tirata, piena di lifting, chili di trucco, sguardo malizioso, vestitino attillato, scollatura vertiginosa, tacco da 12. Una donna che sembra tutto meno che anziana insomma.
Potreste rendervi conto che ce ne sono tantissime, ma non solo in t.v., in quelle trasmissioni spazzatura che tanto non guardate mai, ma anche per strada, per negozi, sotto casa.
Donne, ma anche uomini, che preferiscono rendersi ridicole piuttosto che affrontare la realtà dei capelli che ingrigiscono, le rughe che si allungano, le ossa che scricchiolano.
Abbasso la pelle flaccida, le tette cascanti, le caviglie gonfie.
Viva il taglio da ragazzina, magari d' un colore sgargiante, le labbra carnose e rossissime, gli zigomi alti, lo stacco da brividi.
Mi domando perchè ridursi così. Mi chiedo perchè cercare di apparire come non si è.
Perchè questi anziani che si atteggiano da ventenni? Qual'è la ragione che ti porta a vestirti come tua nipote?
Ecco, io credo che il motivo sia culturale.
Si ha paura di non corrispondere ai canoni di bellezza dettati dal marketing, dalla moda, dalla t.v., si ha paura di rimanere esclusi, di non essere parte attiva nella società, paura di morire insomma.
Il nostro premier è l'esempio da seguire, con tutti i suoi lifting, il suo stile di vita, il suo fare da trentenne, uno che a 73 anni si rende protagonista di uno scandalo sessuale e divorzia per la seconda volta. Uno che è ancora sveglio e arzillo, mica come tutti i suoi colleghi all'opposizione, vecchi decrepiti.

Si ha voglia di tornare giovani, di restarci per tutta la vita. La sindrome di Peter Pan.
Ma possibile che per essere felice questa gente debba vivere nella nostalgia?
Ma che vita è arrivare a 40 anni e dire: ok, ora inizia la fase discendente, la boa è stata doppiata, non mi resta che assistere al mio deperimento struggendomi sui bei tempi andati, dai mi concedo qualche correzione qua e là, così posso illudermi di poter sembrare qualcuno che non sono.
Che tristezza. Passare gli ultimi anni della propria vita a rimuginare, a struggersi, ad illudersi, a ridicolizzarsi.
Se vuoi restare giovane per sempre c'è una soluzione molto più semplice.
Il suicidio. Prima che sia troppo tardi, prima che la pelle diventi flaccida, prima dei capelli bianchi, prima delle vene varicose, prima di disobbedire alle leggi dell'estetica.
Con buona pace di tutti quei ragazzi morti prematuramente, di malattia, d'incidenti, in guerra.
Quei ragazzi che avrebbero dato qualunque cosa per poter arrivare a settant'anni.



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permalink | inviato da MichelePaolo il 24/5/2010 alle 21:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Tra libertà di manifestazione e apologia del fascismo. No al sit-in di Casa Pound!
post pubblicato in Valerio Caruso, il 6 maggio 2010


Domattina i fascisti di Blocco Studentesco e Casa Pound scendono in piazza a Roma per un sit-in in vista delle elezioni regionali del consiglio nazionale degli studenti universitari.
"Cosa c'è di male?", si chiedono stupefatti i cosiddetti "giornalisti di sinistra" tra cui in primis Ritanna Armeni, Lanfranco Pace e Piero Sansonetti, "in fondo il diritto di manifestare deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni", dicono.
E invece no, diciamo noi. Perchè a manifestare domani sarà chi si propone di demolire la struttura democratica dello Stato Italiano, chi usa la minaccia e la violenza quale sistema di lotta politica, chi esalta i principi, i metodi e i simboli del disciolto partito fascista, chi si pone in assoluto contrasto con quelli che sono i presupposti per cui sono stati redatti gli articoli 19 e 21 della Costituzione. I neofascisti manifestano e fanno propaganda di una concezione di stato e di società in cui la libertà di manifestazione del pensiero verrebbe del tutto abolita.
Questo per noi è del tutto inaccetabile. Non ci dimentichiamo, infatti, che l'apologia del fascismo in Italia costituisce reato.
Trattasi della legga "Scelba" (642/1952), la quale reca le norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che afferma solennemente il divieto di ricostituzione del partito fascista. La legge superò peraltro l'esame della Corte costituzionale, la quale con sentenza 16 Gennaio 1957 rigettò l'eccezione di incostituzionalità per contrasto con gli art. 19 e 21.  Di seguto alcuni articoli della legge:


Art. 1 Ricostituzione del Partito fascista
Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

Art. 4 - Apologia del fascismo
Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità ideate nell’art. 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000. .
Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni .
La pena è della reclusione da due a cinque anni e della multa da 1.000.000 a 4.000.000 di lire se alcuno dei fatti previsti nei commi precedenti è commesso con il mezzo della stampa.
La condanna comporta la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale, per usi periodo di cinque anni.


Art. 5 - Manifestazioni fasciste
Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 lire .
Il giudice, nel pronunciare la condanna, può disporre la privazione dei diritti previsti nell’art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni.


L'apologia del fascismo è reato. Casa Pound e Blocco Studentesco non avrebbero nemmeno il diritto di esistere. Non possiamo impedire loro di manifestare, ma chiediamo a gran voce la vigilanza e la denuncia di ogni atto di apologia del fascismo che si verifichi durante il sit-in in piazza.
Rapporto freedom house sulla libertà di stampa in Italia.
post pubblicato in Valerio Caruso, il 4 maggio 2010


L'Italia è un paese la cui stampa è parzialmente libera. Già, come il Sudafrica, le Filippine, il Congo, la Thailandia e il Nepal. E si classifica al 72esimo posto nel mondo, dopo Suriname, Trinidad e Tobago, Israele, Grecia e Cile.
 E' la dura realtà, e ce la ricorda ancora una volta il rapporto di Freedom House, organizzazione indipendente Usa fondata nel 1941 per garantire nel mondo le libertà, diffuso oggi in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa e visualizzabile sul loro sito.
Come lo scorso anno, dunque, tra i paesi dell'Europa occidentale l'Italia è penultima e sola, con la Turchia, ad avere una stampa semi-libera nonostante la libertà di stampa sia tutelata nel nostro Paese dall'articolo 21 della Costituzione.

Nel rapporto, Freedom House spiega che “nonostante l’Europa Occidentale goda a tutt’oggi della più ampia libertà di stampa, l’Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e a causa dell’eccessiva concentrazione della proprietà dei media”.

E noi del resto non ci stupiamo più di questo, anzi, ormai ci sembra normale.
Ci sembra normale che il Presidente del Consiglio controlli direttamente 3 televisioni.
Ci sembra normale che ne controlli altrettante indirettamente.
Ci sembra normale che tre testate giornalistiche siano pubblicate dalla casa editrice (rubata!) che fa capo all'azienda di sua proprietà.
Tutto questo in fondo ci sembra normale. O forse no. Non ci sembra affatto così normale.

E allora lo continuiamo a denunciare. Perchè noi crediamo che in demcorazia la libertà d'espressione sia fondamentale per tutte le altre libertà. E perchè sappiamo che l'ordinamento legislativo, le elezioni libere, i diritti delle minoranze, la libertà d'associazione, e un governo responsabile dipendono da una libertà di stampa che può mettere in pratica la sua funzione di controllo e vigilanza.
Questo è il ruolo della libertà di stampa in un paese democratico, questa è la ratio che sta alla base di quell'art. 21 della Costituzione che afferma che "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", e che "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". 

Visti i tempi che corrono quest'articolo sembra quasi rivoluzionario. Meno male che c'è internet, ancora..

Umano, troppo umano
post pubblicato in Michele Paolo, il 1 maggio 2010


" Il flusso di petrolio potrebbe diventare incontrollato e liberare un volume di grandezza superiore a quello che si pensava in previdenza."
Cioè non ci si aspettava una catastrofe di queste dimensioni.
Si pensava di poter succhiare tranquillamente il petrolio dalla crosta terrestre, a 1.500 metri di profondità nell'oceano Atlantico, con le minime misure di sicurezza per non dover spendere troppo. Per non dover spendere troppo.
Intanto è successo che purtroppo la piattaforma petrolifera a 70 km dalle coste della Louisiana, sia affondata in seguito ad un'esplosione ed un incendio, con 11 operai morti, e questo abbia provocato l'apertura di alcune falle, e la conseguente fuoriuscita di petrolio. Tanto petrolio. Diversi milioni di litri. Ma la stima ufficiale si avrà solamente quando si riuscirà a fermarne la fuoriuscita. Il problema è che si stanno aprendo nuove falle, "non previste", e non è facile operare a 1.500 metri di profondità per ripararle.
La macchia di petrolio si allarga, ed ha già raggiunto le coste americane. L'esosistema, spiagge, fiumi, paludi, è condannato. L'inquinamento ambientale è gravissimo. Ci vorranno decenni perchè torni tutto come prima. Si tenta in tutti i modi di arginare la catastrofe, addirittura incendiando il petrolio in superficie, col risultato di provocare ulteriore inquinamento atmosferico e originare tanto bitume, materiale pesante che va a depositarsi sui fondali marini, da dove sarà impresa ardua rimuoverlo.
Insomma, la marea nera aumenta ed inesorabilmente rovina flora e fauna, marina e terrestre, e tutto ciò che si può fare è arginare i danni, cercare di mettere in salvo più specie animali possibili, e limitare il raggio della marea nera. Troppo poco. Troppo tardi, almeno.
E' un ritornello che ho sentito spesso: "peggio del previsto", "stiamo facendo il possibile", "ci addossiamo le colpe e i costi", "abbiamo messo a disposizione tutti i mezzi e le risorse per limitare la catastrofe". No. Non è così che si dovrebbe ragionare.
Queste "disavventure" non si possono "limitare nel possibile", si devono evitare.
Non ci si può permettere che esploda una piattaforma petrolifera in pieno oceano. Non è possibile rovinare interi ecosistemi in questo modo così scriteriato. Qua si continua ad inquinare deliberatamente con la scusa del "non l'avevamo previsto". Bisognerebbe prendere ogni tipo di precauzione possibile, non risparmiare sui costi.
Ancora una volta l'economia prende il posto del buon senso. Il denaro sorpassa l'ecologia. L'utile sovrasta il necessario. Fino a quando si continuerà a pensare che andare in giro in macchina sarà più importante che difendere chilometri di coste da una marea di petrolio ampia quanto il mare Adriatico? Quand'è che il denaro, la produzione, il prodotto, il guadagno, perderanno lo sconfinato valore che hanno raggiunto con secoli di capitalismo? Quando torneremo ad aprire gli occhi? Fino ad allora, quante catastrofi dovremo ingoiare? Quante nuove Chernobyl?


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permalink | inviato da MichelePaolo il 1/5/2010 alle 15:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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