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Umano, troppo umano

" Il flusso di petrolio potrebbe diventare incontrollato e liberare un volume di grandezza superiore a quello che si pensava in previdenza."
Cioè non ci si aspettava una catastrofe di queste dimensioni.
Si pensava di poter succhiare tranquillamente il petrolio dalla crosta terrestre, a 1.500 metri di profondità nell'oceano Atlantico, con le minime misure di sicurezza per non dover spendere troppo. Per non dover spendere troppo.
Intanto è successo che purtroppo la piattaforma petrolifera a 70 km dalle coste della Louisiana, sia affondata in seguito ad un'esplosione ed un incendio, con 11 operai morti, e questo abbia provocato l'apertura di alcune falle, e la conseguente fuoriuscita di petrolio. Tanto petrolio. Diversi milioni di litri. Ma la stima ufficiale si avrà solamente quando si riuscirà a fermarne la fuoriuscita. Il problema è che si stanno aprendo nuove falle, "non previste", e non è facile operare a 1.500 metri di profondità per ripararle.
La macchia di petrolio si allarga, ed ha già raggiunto le coste americane. L'esosistema, spiagge, fiumi, paludi, è condannato. L'inquinamento ambientale è gravissimo. Ci vorranno decenni perchè torni tutto come prima. Si tenta in tutti i modi di arginare la catastrofe, addirittura incendiando il petrolio in superficie, col risultato di provocare ulteriore inquinamento atmosferico e originare tanto bitume, materiale pesante che va a depositarsi sui fondali marini, da dove sarà impresa ardua rimuoverlo.
Insomma, la marea nera aumenta ed inesorabilmente rovina flora e fauna, marina e terrestre, e tutto ciò che si può fare è arginare i danni, cercare di mettere in salvo più specie animali possibili, e limitare il raggio della marea nera. Troppo poco. Troppo tardi, almeno.
E' un ritornello che ho sentito spesso: "peggio del previsto", "stiamo facendo il possibile", "ci addossiamo le colpe e i costi", "abbiamo messo a disposizione tutti i mezzi e le risorse per limitare la catastrofe". No. Non è così che si dovrebbe ragionare.
Queste "disavventure" non si possono "limitare nel possibile", si devono evitare.
Non ci si può permettere che esploda una piattaforma petrolifera in pieno oceano. Non è possibile rovinare interi ecosistemi in questo modo così scriteriato. Qua si continua ad inquinare deliberatamente con la scusa del "non l'avevamo previsto". Bisognerebbe prendere ogni tipo di precauzione possibile, non risparmiare sui costi.
Ancora una volta l'economia prende il posto del buon senso. Il denaro sorpassa l'ecologia. L'utile sovrasta il necessario. Fino a quando si continuerà a pensare che andare in giro in macchina sarà più importante che difendere chilometri di coste da una marea di petrolio ampia quanto il mare Adriatico? Quand'è che il denaro, la produzione, il prodotto, il guadagno, perderanno lo sconfinato valore che hanno raggiunto con secoli di capitalismo? Quando torneremo ad aprire gli occhi? Fino ad allora, quante catastrofi dovremo ingoiare? Quante nuove Chernobyl?

Pubblicato il 1/5/2010 alle 15.30 nella rubrica Michele Paolo.

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